Smart working vista laguna: la proposta di Venezia per i lavoratori da remoto


Lavorare dalla laguna, collegati con il resto del mondo. Venezia scommette sul remote working per rinascere dopo due anni di rallentamento dei flussi turistici dovuto alla pandemia. Così è nato il portale Venywhere, che offre servizi di orientamento e supporto ai professionisti che vogliono trasferirsi in città per sei mesi o un anno continuando a lavorare da remoto.

«Il nostro progetto, avviato nella primavera del 2021, deriva da due circostanze specifiche, entrambe legate in qualche modo alla pandemia», spiega Massimo Warglien, Professore Ordinario all’Università Ca’ Foscari e co-fondatore di Venywhere. «La prima è la fragilità di Venezia che, basandosi quasi interamente sul turismo, ha sofferto parecchio negli ultimi due anni e quindi aveva bisogno di qualcosa di innovativo. La seconda riguarda il lavoro che, grazie alla diffusione dello smart working, permette a sempre più lavoratori e lavoratrici di scegliere liberamente il luogo da cui lavorare. Unendo questi due aspetti, abbiamo scelto di creare una piattaforma che aiutasse questa popolazione di lavoratori, stimolando e supportando il loro arrivo a Venezia».

Noi non facciamo ospitalità, ma vogliamo costruire una comunità.

Massimo Warglien

Lo scopo di Venywhere non è quello di creare delle vacanze-lavoro, ma di incoraggiare dei soggiorni di lungo periodo favorendo anche l’inserimento di questi nuovi cittadini temporanei nel tessuto sociale della città. «Abbiamo già ricevuto molte richieste da persone che desiderano trasferirsi qui e in alcuni casi abbiamo dovuto dire di no: vogliamo partire con numeri piccoli perché noi non facciamo ospitalità, ma vogliamo costruire una comunità», spiega Warglien.

«Chi si trasferisce qui a Venezia trova una città rara: piccola, ma con un ambiente internazionale e che già offre il modello “della città di 20 minuti”, di cui molto si parla da anni. C’è poi l’aspetto ambientale che nessun’altra città è in grado di offrire».

Attrarre nuove persone è anche un modo per contrastare lo spopolamento che Venezia sta vivendo ormai da diversi anni. Solo nell’ultimo decennio, tra il 2011 e il 2021, i residenti nel comune di Venezia sono diminuiti di 15mila unità: una cifra importante se si considera che i suoi residenti sono, in totale, 254mila.

Il progetto Venywhere è uno spin-off dell’Università veneziana Ca’Foscari, che ha ottenuto anche il supporto economico della Fondazione di Venezia. Oltre al professor Warglien, al momento sono impegnate nell’iniziativa cinque persone. E tra i clienti ci sono sia aziende sia cittadini privati. Quest’ultimi non sono solo stranieri, ma c’è anche una buona richiesta da parte di italiani e di veneziani di ritorno, ossia individui che hanno lasciato la città di origine da vari anni e che ora desiderano tornare.

Tra gli esempi seguiti da Venywhere c’è sicuramente TulsaRemote, il programma lanciato nel 2018 dalla città statunitense di Tulsa (Oklahoma) che offre 10mila dollari e una card gratuita per l’accesso a uno spazio di coworking a quei lavoratori che decidono di trasferirsi a Tulsa per almeno un anno (Venywhere non offre incentivi monetari).

«Abbiamo varie proposte per le aziende», racconta Warglien. «Ad esempio, abbiamo appena concluso un servizio per Cisco. L’azienda americana ha scelto di offrire un periodo di lavoro da remoto a Venezia a 16 suoi dipendenti provenienti da differenti nazioni e team aziendali. Noi l’abbiamo aiutata nel trovare gli appartamenti per ogni persona e abbiamo creato quattro diversi spazi di lavoro in città, che i lavoratori potevano sfruttare a loro piacimento. Il risultato è stato positivo perché si è creato un maggiore senso di identificazione aziendale. Questa è la dimostrazione che lavorare da remoto non porta a staccarsi dall’azienda o dai colleghi. Al contrario, se tutto viene costruito con attenzione contribuisce a creare un legame più forte».

Proponiamo anche servizi di integrazione come corsi di lingua locale, la palestra e spingiamo a collaborare con aziende locali.

Vera Trevisiol

La piattaforma, inoltre, fornisce appoggio anche ai privati, come spiega Vera Trevisiol che si occupa delle relazioni con i clienti. «A settembre accoglieremo i primi lavoratori privati che abbiamo aiutato a trasferirsi. Oltre che supportarli nella ricerca di un alloggio, ci siamo occupati per loro dei visti, dell’accesso ai servizi locali e a quelli sanitari. Specialmente per i cittadini non comunitari un sostegno del genere è fondamentale: molti sono anche spaventati dalla difficoltà della burocrazia italiana. Nel tentativo di creare una comunità, proponiamo anche servizi di integrazione come corsi di lingua locale, la palestra e li spingiamo a collaborare con aziende locali».

L’azienda calcola che il periodo medio di permanenza è di circa nove mesi e chi si trasferisce ha tra i 30 e i 40 anni. Molti provengono dal Nord America. Tra questi nomadi digitali ci sono anche molte donne e anche giovani coppie, alcune con figli, che quindi hanno anche bisogno di aiuto per scegliere l’asilo o la scuola adatta. I settori lavorativi di appartenenza variano molto, tra professioni IT, di marketing e del campo finanziario. «Si tratta – conclude Warglien – di persone agili, già abituate a spostarsi e che individuano Venezia come la tappa più adatta per il loro percorso, non solo lavorativo».

Di |2024-07-15T10:06:57+01:00Giugno 8th, 2022|Lifestyle, MF, Smart Working|0 Commenti