Il cammino europeo per riformare il Patto di Stabilità


«Abbiamo bisogno di regole di bilancio adeguate alle sfide di questo decennio. Le nuove regole contribuiranno a ridurre gli elevati livelli di debito pubblico in modo realistico, graduale e duraturo. Miglioreranno inoltre la titolarità nazionale sulla base di norme comuni dell’UE e ne rafforzeranno l’applicazione. Finanze pubbliche sane ci consentono di investire ancora di più nella lotta ai cambiamenti climatici, di digitalizzare la nostra economia, di finanziare il nostro modello sociale europeo inclusivo e di rendere le nostre economie più competitive. Auspico un accordo rapido su questa riforma fondamentale».

Sono le parole pronunciate dalla Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen lo scorso 26 aprile in occasione della presentazione della proposta legislativa per riformare il Patto di Stabilità e Crescita, ovvero le regole di governance economica dell’UE. In occasione della pandemia da Covid-19 e della successiva crisi, Bruxelles ha congelato i limiti di bilancio e di debito a cui gli Stati membri devono sottostare, applicando la generale escape clause – ovvero la clausola di salvaguardia –  la cui scadenza è prevista per fine 2023.

Ma pensare di ritornare alle vecchie regole, soprattutto ora che i debiti pubblici sono aumentati per far fronte alla crisi pandemica, sembra ormai impossibile. Tali regole sono state soggette a molte critiche in passato e porterebbero ora a eccessivi aggiustamenti fiscali, soprattutto per i Paesi con elevato debito, a discapito della crescita.

Dopo mesi di negoziati, la Commissione Europea ha dunque avanzato un’ipotesi di riforma che si tradurrà in una serie di proposte legislative da sottoporre al Consiglio e al Parlamento Europeo.

Le attuali regole di bilancio

Per prevenire squilibri nei conti pubblici dei Paesi ed evitare squilibri a livello europeo, il Trattato di Maastricht del 1992 introduceva due regole fiscali: il deficit non deve superare il 3% del PIL (eventuali scostamenti sono ammessi solo in circostanze eccezionali al di fuori del controllo delle autorità nazionali); il debito pubblico non deve eccedere il 60% del PIL, oppure se è maggiore deve ridursi a una velocità “soddisfacente”.

Le due regole fiscali sono state inserite nel Patto di Stabilità e Crescita, approvato nel 1997, con l’aggiunta di due ulteriori vincoli:

  • la clausola di no-bail-out che vieta all’Unione Europea o agli Stati membri di farsi carico del debito delle amministrazioni statali di un altro Stato membro;
  • l’obiettivo di medio termine delle finanze pubbliche dei Paesi che deve essere il pareggio o l’avanzo di bilancio.

Nonostante le ripetute violazioni delle regole, nessun Paese è mai stato sanzionato con la multa prevista in questi casi, ossia un’ammenda pari allo 0,1% del PIL. Tuttavia, il Patto ha contribuito a mantenere sotto controllo le finanze pubbliche nei Paesi europei dopo la crisi finanziaria. D’altra parte, però, gran parte dell’aggiustamento fiscale è avvenuta sul fronte degli investimenti pubblici che si sono ridotti in tutta Europa, rallentando la crescita.

Dopo gli aggiustamenti e le integrazioni degli ultimi anni, la necessità di sospendere queste regole in occasione della crisi pandemica è la prova che qualcosa bisogna modificare. Da qui la proposta della Commissione UE.

La proposta di modifica

L’obiettivo centrale della proposta della Commissione è rafforzare la sostenibilità del debito pubblico e promuovere una crescita sostenibile e inclusiva in tutti gli Stati membri attraverso le riforme e gli investimenti.

Le nuove regole – spiegano dalla Commissione – agevoleranno riforme e investimenti necessari e contribuiranno a ridurre gli elevati rapporti debito pubblico/PIL in modo realistico, graduale e duraturo. Con piani “cuciti” sulle realtà nazionali dei singoli Paesi e non uguali per tutti.

I piani strutturali di bilancio a medio termine nazionali rappresentano la pietra angolare delle proposte della Commissione. Nei piani che elaboreranno, gli Stati membri definiranno i loro obiettivi di bilancio, le misure per affrontare gli squilibri macroeconomici e le riforme e gli investimenti prioritari per un periodo di almeno quattro anni. I piani poi saranno valutati dalla Commissione e approvati dal Consiglio UE.

Gli Stati membri avranno un maggiore margine di manovra nella definizione dei percorsi di aggiustamento di bilancio e presenteranno relazioni annuali sui progressi compiuti per facilitare il monitoraggio.

Per ciascuno Stato membro con un disavanzo pubblico superiore al 3% del PIL o un debito pubblico superiore al 60% del PIL, la Commissione pubblicherà una “traiettoria tecnica” specifica per Paese. Questa traiettoria cercherà di garantire che il debito sia orientato verso un percorso di riduzione plausibile o rimanga a livelli prudenti, e che il disavanzo resti o sia portato e mantenuto al di sotto del 3% del PIL a medio termine.

I valori di riferimento del 3% e del 60% del PIL per il disavanzo e il debito rimarranno invariati. Il rapporto debito pubblico/PIL alla fine del periodo coperto dal Piano dovrà essere inferiore rispetto a quello registrato all’inizio dello stesso periodo, e finché il disavanzo rimarrà al di sopra del 3% del PIL dovrà essere attuato un aggiustamento di bilancio minimo dello 0,5% del PIL all’anno come parametro di riferimento.

Una clausola di salvaguardia generale e clausole specifiche per Paese consentiranno deviazioni dagli obiettivi di spesa in caso di grave recessione economica nell’UE o nella zona euro. Il Consiglio, sulla base di una raccomandazione della Commissione, deciderà in merito all’attivazione e alla disattivazione delle clausole.

Le proposte mirano ad agevolare e incoraggiare gli Stati membri ad attuare importanti riforme e investimenti. Gli Stati membri beneficeranno di un percorso di aggiustamento di bilancio più graduale se, nei loro piani, si impegnano a realizzare una serie di riforme e investimenti conformi a criteri specifici e trasparenti.

Prossime tappe

Il Parlamento Europeo e il Consiglio dovranno raggiungere un accordo sulle proposte legislative della Commissione. Il Consiglio Europeo ha chiesto che i lavori legislativi si concludano nel 2023.

Di |2024-06-14T07:37:47+01:00Luglio 12th, 2023|Economia e Mercati, MF|0 Commenti