Se il turismo si concentra sulle donne


«L’offerta di viaggi al femminile è un nuovo mercato di tendenza del turismo che piace», ne è convinta Iaia Pedemonte, giornalista esperta di viaggi e turismo responsabile e curatrice di Gender Responsible Tourism, una piattaforma, un’associazione e un sito nati dieci anni fa. «Le donne che viaggiano sono triplicate negli ultimi dieci anni – osserva – e sono diventate il combustibile di una crescita esplosiva: da sole prendono l’80% delle decisioni di viaggio, con una spesa di oltre 125 miliardi di dollari».

Un motore importante per l’economia

In Italia, l’ISNART- Istituto Nazionale Ricerche Turistiche – ha calcolato che una impresa su tre è gestita da donne. Le donne rappresentano anche il 53% della forza lavoro nel turismo: l’84% svolge lavori di pulizia e cucina, il 46% si occupa della gestione, il 40% è un’agente di viaggio, l’1% è impiegato come guida.  Sono il 55% negli alberghi, il 48% nei ristoranti. Su 59 mila imprese giovani, il 34 % sono di donne. In più, secondo l’Osservatorio per l’imprenditoria femminile di Unioncamere, la partecipazione “rosa” supera altri comparti, con il 40% tra agenzie di viaggio, servizi di prenotazione, alloggi per le vacanze, e il 25% nella direzione dei campeggi, in ristoranti, mense e in altre attività ricreative (e questo prima dell’avvento di Airbnb, che ha trasformato migliaia di casalinghe in albergatrici).

Nel turismo le donne sono la maggioranza, ma le più povere

Esaminando i dati economici la buona notizia è che sempre più giovani preparate diventano imprenditrici (le imprese rosa crescono ovunque), la cattiva è che, le donne, sono comunque le più povere. Spesso sono occupate in lavori informali: il 70% di loro lavora come cameriera al piano, mentre solo un 8% è dirigente. «Che siano di più e guadagnino meno lo dicono le ricerche di ISNART – Istituto Nazionale Ricerche Turistiche e Confcommerio in Italia, l’ILO – International Labour Organization di Ginevra, e le donne che abbiamo intervistato in 10 anni», chiarisce Pedemonte. Come aiutarle allora? «Facendole lavorare meglio», risponde l’esperta. «Secondo le Agenzie Onu il turismo responsabile che occupa equamente le donne può essere la leva su cui puntare per vincere le grandi sfide globali, la povertà e le diseguaglianze, SDG 2030». Del resto è anche interessante pensare da un altro punto di vista: «il turismo tocca molti aspetti dei diritti umani: il lavoro, l’istruzione, i processi decisionali, la protezione dalla discriminazione, la sicurezza e la salute».

Secondo le Agenzie Onu il turismo responsabile che occupa equamente le donne può essere la leva su cui puntare per vincere le grandi sfide globali, la povertà e le diseguaglianze Sdg 2030.

Le guide con i consigli

Nel suo primo libro, “Guida delle libere viaggiatrici” scritta con Manuela Bolchini (editore Altreconomia), Pedemonte ha selezionato più di duecento mete, le più gettonate dalle donne, mettendo allo stesso tempo in evidenza quelle realtà animate da imprenditrici divertenti, originali, tecnologiche, avventurose. L’offerta si è poi allargata in occasione della pubblicazione del secondo volume, «”La Nuova Guida delle Libere Viaggiatrici”, che contiene altri itinerari esclusivi, storie, spedizioni lontane o dietro l’angolo, esperienze e incontri. Tutti suggeriti, provati, guidati, inventati dalle donne».

«Nelle Guide  – racconta Pedemonte – ci sono trekking in Grecia o Libano, shopping con le migliori associazioni di artigiane in India o con la signora che si fa la seta da sola in Calabria, o le guide che ti portano a vedere gli orsi in Canada, la Nuova Zelanda inventata per noi con le donne Maori, i progetti della cooperazione nei Paesi in via di sviluppo e l’accessibilità senza barriere all’isola d’Elba, il Grand Tour visto con gli occhi delle donne da Rita Pantano, l’oroscopo di Letizia Sgalambro per scoprire chi è la vostra esploratrice di riferimento. E poi ancora i cammini organizzati dalle ragazze, le rifugiste in montagna, le gestrici degli hotel per cicliste».

Storie di resistenza al femminile

«La cosa che mi ha appassionato di più nell’ultima guida è stato dare testimonianza della resistenza ed adattamento delle donne. Hanno trovato mille sistemi per continuare a lavorare durante la pandemia», racconta. «Si sono organizzate negli agriturismi con itinerari tra loro e con i nidi per piccoli, in Nepal hanno approfittato per cercare nuove guide per il trekking, dal Perù hanno inviato prodotti ai turisti europei che non potevano andare, da noi le pasticcere e le cuoche hanno inventato picnic nei prati».

Il nodo della sicurezza

Recentemente la Bbc ha analizzato il Women’s Peace And Security Index (Wps) della Georgetown University, il rapporto Global Gender Gap del World Economic Forum e il Global Peace Index dell’Institute for Economics and Peace. I Paesi più sicuri per le donne, in base a questa ricerca, sono 5: Slovenia, Ruanda, Emirati Arabi Uniti, Giappone e Norvegia.
«Un valore riconosciuto e richiesto ovunque è la sicurezza, tanto per le donne locali quanto per le visitatrici, in comunità solidali e controllate, con servizi, protezione e comodità studiati apposta per le esigenze femminili», conclude l’esperta. «Ogni donna chiede regole per il rispetto della privacy, l’igiene, la presenza di assistenza, la libertà di movimento, la trasparenza delle transazioni commerciali, il rispetto dei suoi valori, della sua cultura, della sua religione. E qualcuno nel mondo – per esempio l’India come racconto nell’ articolo sul Madhya Pradesh -, incomincia a rispondere».

Cambiare si può. Bisogna incominciare a scoprire le enormi opportunità che il turismo potrebbe avere, se fosse un po’ più rosa.

I prossimi progetti

Iaia Pedemonte non si ferma mai: «Ho appena finito di studiare, per la Regione Toscana, i gusti, le tendenze, le paure, delle donne che viaggiano, scrivendo una Carta dei Valori da cui nasce un progetto all’avanguardia di offerta di viaggi al femminile, tutti da cercare sul sito www.visittuscany.com. «Stiamo poi studiando possibili progetti nel turismo che aiuta le donne a lavorare meglio, stiamo per lanciare con altre associazioni internazionali un canale You Tube solo di videoclip fatti dalle donne nel mondo, in cui descrivono in 90 secondi come accolgono i viaggiatori e le viaggiatrici. Cambiare si può. Bisogna incominciare a scoprire le enormi opportunità che il turismo potrebbe avere, se fosse un po’ più rosa».

 

Di |2024-07-15T10:07:08+01:00Giugno 16th, 2023|Economia e Mercati, Lifestyle, MF|0 Commenti