Tutela dell’ambiente e solidarietà: gli ingredienti dell’agricoltura sociale


«L’agricoltura sociale lavora su diversi temi, dalla didattica all’inclusione lavorativa, passando per i percorsi terapeutici. I tratti comuni sono la passione per la natura, la tensione a coniugare la tutela dell’ambiente con attività giuste e belle. Tutti i nostri soci vogliono costruire un percorso che possa dare una possibilità di lavoro a chi ha più difficoltà a trovarne uno, producendo allo stesso tempo cibo buono e sano». A parlare è Salvatore Cacciola, presidente dell’Associazione Nazionale Bioagricoltura Sociale – Bioas, che aggrega più di 500 aziende agricole che hanno l’obiettivo di costruire comunità inclusive favorendo allo stesso tempo il rapporto tra uomo e natura in tutta Italia. Tra i suoi fondatori, l’Associazione Italiana Agricoltura Biologica – Aiab, la Rete Fattorie Sociali Sicilia, il Biodistretto dell’Agricoltura Sociale di Bergamo e l’Associazione Focus – Casa dei diritti sociali di Roma.

Il punto di riferimento normativo, quando si parla di agricoltura sociale, è la Legge 141/2015. «Disposizioni in materia di agricoltura sociale», che dà una validazione e una rappresentazione giuridica a forme di mutualismo sempre più diffuse a livello italiano ed europeo. «Nel corso del tempo siamo passati da attività spontaneistiche a una maggiore strutturazione delle esperienze», continua Cacciola, «che può essere ricondotta da una parte allo sviluppo dell’impresa e della cooperazione sociale, dall’altra al più generale cambio identitario delle aziende agricole che restano realtà che producono beni primari, ma non solo, erogano anche servizi creativi e servizi alla persona».

Questi servizi sono ben delineati dalla norma: quelli di tipo formativo e informativo, per esempio, e quelli legati all’economia sociale – si pensi, per esempio, ai gruppi di acquisto solidale.

I due filoni principali di attività, tuttavia, sono costituiti dal settore educativo – la legge parla di educazione all’ambiente, alla biodiversità, alla corretta alimentazione – e da quello delle cosiddette «terapie verdi» che coadiuvano le terapie mediche e riabilitative.

Un welfare per la comunità

L’agricoltura sociale, quindi, è costituita da cooperative e da imprese agricole che costruiscono un welfare per la comunità. Le esperienze di questo tipo sono diffuse a macchia di leopardo su tutto il territorio nazionale, senza grosse differenze tra Nord e Sud. «Ci sono molte realtà importanti sia dal punto di vista quantitativo che dal punto di vista qualitativo nel Centro Italia, mi vengono in mente il Lazio e l’Umbria», spiega il presidente di Bioas, «ma anche in Lombardia e in Veneto, dove le amministrazioni regionali hanno una lunga storia di promozione dell’agricoltura sociale e ci sono buone norme regionali a riguardo, così come in Calabria, Puglia e Sicilia, la mia Regione, dove ci sono più di 120 soci, alcuni dei quali lavorano su terreni confiscati alla mafia e contrastando il caporalato». All’interno delle realtà dell’agricoltura sociale, si possono reinventare professioni che hanno una lunga storia, adattando le competenze di base al rapporto con la natura e con l’ambiente; chi lavora con le persone disabili, per esempio, impiegherà educatori, psicologi, tecnici della riabilitazione. Anche la stessa azienda, se ben strutturata, può fornire dei tutor per le attività che vengono svolte nel campo dell’agricoltura. «Con le linee guida del 2015 sugli interventi assistiti con gli animali, esistono tutta una serie di competenze certificate, per cui non c’è bisogno di corsi di laurea specifici», spiega Cacciola. «Abbiamo bisogno che ci sia una specializzazione che tenga conto della peculiarità della specifica azienda agricola e dei suoi processi di tipo terapeutico, educativo e di inclusione lavorativa». L’importante, per una realtà che può definirsi etica, è che ci sia una giusta retribuzione del lavoro; questo punto – fa sapere il Presidente – è fondamentale e caratterizzante per le realtà che fanno parte di Bioas, impegnata anche a combattere ogni forma di sfruttamento.

Salvatore Cacciola in mezzo a due donne dietro a uno stand di "Orti del Mediterraneo" e "Fattorie sociali"

La giornata, in una realtà di agricoltura sociale, si basa sui bisogni specifici delle persone a cui l’esperienza si rivolge; chi per esempio si occupa di educazione, sarà preparato ad accogliere scolaresche, mentre chi si occupa di inclusione lavorativa di persone migranti, detenute o autistiche avrà un’articolazione diversa delle attività. Tratto comune, tuttavia, è l’armonia coi ritmi della natura. «La giornata tipo non è stressante né alienante», chiosa il presidente di Bioas, «anche se le attività che poi vengono realizzate sono molto diverse tra loro».

Di |2024-07-15T10:07:10+01:00Luglio 31st, 2023|Inclusione Sociale, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti