L’arte digitale tra storia e rivoluzione degli NFT


«L’arte digitale sta vivendo un momento di incredibile attenzione e visibilità. Non era mai successo prima, anche se esiste dagli anni Settanta. Molto è legato agli effetti della pandemia e dei lockdown che hanno accelerato la digitalizzazione. Ma è stata fondamentale anche la rivoluzione prodotta dalla diffusione della blockchain e degli NFT». A raccontarlo è Ilaria Bonacossa, esperta del mondo dell’arte e direttrice del Museo Nazionale d’Arte Digitale di Milano, che aprirà nel 2026 grazie all’impegno del Ministero della Cultura.

Morning Future l’ha intervistata per capire come sta evolvendo il mondo dell’arte digitale, quali cambiamenti stanno producendo gli NFT e la blockchain, ma anche per comprendere gli effetti della disintermediazione in un settore tradizionalmente chiuso, e conoscere i principali artisti digitali.

Direttrice, era inatteso il successo che sta avendo l’arte digitale?
In realtà, alcuni hanno sempre creduto nell’arte digitale. In tanti ritenevano che l’arte non potesse rimanere esclusa dai cambiamenti tecnologici, era quindi solo una questione di tempo. Ora questi artisti e persone si trovano in una posizione di vantaggio. È altrettanto vero che la digitalizzazione in campo artistico soffre di un ritardo anche a causa dell’elevata età media di molti e importanti collezionisti e questo non favorisce una svolta verso l’innovazione. Tuttavia, non va dimenticato che parte di questo boom è legato anche al fenomeno delle criptovalute e della blockchain. Per questo è assolutamente necessario differenziare arte digitale e NFT: non sono la stessa cosa.

È da molto tempo che gli artisti indagano le trasformazioni della società con gli strumenti espressivi e digitali che l’innovazione mette a loro disposizione.

E quale è la differenza?
L’arte digitale è qualsiasi forma d’arte creata, prodotta e riprodotta in digitale: le videoinstallazioni, le opere d’arte responsive, che nascono da file di computer, la internet art e le opere sonore sono tutti esempi di arte digitale. Sono presenti nei musei già da vari anni: è da molto tempo che gli artisti indagano le trasformazioni della società con gli strumenti espressivi e digitali che l’innovazione mette a loro disposizione.

E gli NFT?
Sono tutt’altra cosa e una grossa novità per chi fa arte: sono una stringa di dati legati alla blockchain, che identificano come unico un file digitale nonostante questo possa essere ripetuto sulla rete infinite volte. Il cambiamento creato dagli NFT e dalla blockchain, ovvero la tecnologia su cui si basano gli stessi NFT, ha reso molto facile vendere file in digitale, tra cui anche alcune opere d’arte. Proprio a causa degli NFT, stiamo vivendo ora una grande contraddizione perché essi, grazie alla blockchain, hanno reso unica una cosa ripetibile.

Da sempre ci sono stati talent scout di artisti, di pittori e di scrittori. Ora, con gli NFT, il loro filtro è quasi sparito.

Il mondo dell’arte, noto per essere poco incline al cambiamento, come ha reagito all’arrivo di queste novità?
Una parte si è in qualche modo opposta perché si è sentita esautorata da un mondo che controllava. Gli NFT e soprattutto la disintermediazione che producono hanno messo in discussione proprio il dominio di chi, da anni, controllava il mercato dell’arte. Gli NFT stanno cambiando le modalità con cui si scelgono gli artisti di successo.

E come si scelgono le opere di successo ora che gli NFT e la blockchain hanno generato questa disintermediazione?
Da sempre il mondo dell’arte si è basato sull’intermediazione. Da sempre ci sono stati talent scout di artisti, di pittori e di scrittori. Ora, con gli NFT il loro filtro è quasi sparito e viene fatto direttamente dalle piattaforme su cui vengono scambiate le opere d’arte.

E questo comporta un rischio?
Sì. Il rischio è che la carriera degli artisti che operano su queste piattaforme sia unicamente basata sul valore di mercato. Non esiste un altro rating che non sia il prezzo: e questo è un problema per il mondo culturale. Storicamente, l’elevato numero di artisti internazionali morti in povertà indica che il valore economico non può essere l’unico elemento per valutare un’opera d’arte. Devono anche essere inclusi valori artistici, storici e culturali.

Piano piano queste piattaforme disruptive stanno cercando forme di intermediazione, anche per offrire una pluralità di prodotti.

Il mondo dell’arte sta andando verso una completa disintermediazione?
In realtà non lo credo. Piano piano queste piattaforme disruptive stanno cercando forme di intermediazione, anche per offrire una pluralità di prodotti. Ad esempio, ci sono siti di NFT che chiedono aiuto, rivolgendosi a professionisti, per fare mostre curate oppure per avviare musei dell’arte digitale. È quindi probabile che il gap creato dalle piattaforme lentamente si possa chiudere.

Perché un artista dovrebbe essere affascinato dall’entrare nel mondo degli NFT?
Oltre all’aspetto economico, far girare le proprie opere sulle piattaforme digitali permette di raggiungere un pubblico diverso, più giovane e internazionale. Inoltre molti artisti, appena nasce un nuovo modo d’espressione, lo vogliono testare».

Quali sono gli artisti più noti?
Tra tutti c’è sicuramente Beeple. La vendita della sua opera d’arte digitale “Everydays: the first 5000 days” ha fatto dire a tutti: “Attenzione. Inizia la rivoluzione”.

Le valutazioni stellari di molti NFT sono legate alle criptovalute. Durante la pandemia c’era un eccesso di liquidità. Chi le possedeva, dato che non era ancora arrivato il metaverso, aveva poche possibilità di spesa.

Nel marzo 2021, proprio quest’opera di Beeple è stata venduta dalla casa d’asta Christie’s per 63,9 milioni di dollari, pagati in criptovaluta. Una cifra sproporzionata per un elemento in formato Jpeg. Come mai?
Le valutazioni stellari di molti NFT sono legate alle criptovalute. Durante la pandemia c’era un eccesso di liquidità e il valore delle criptovalute era cresciuto incredibilmente. Chi le possedeva, dato che non era ancora arrivato il metaverso, aveva poche possibilità di spesa. Così le opere d’arte digitali, che si basano come le criptovalute sulla tecnologia della blockchain, sono diventate un luogo dove investire in nuovi asset.

Ora la crescita delle criptovalute attraversa una pausa. L’arte digitale ne risente?
Il boom di vendite è rallentato, ma è tuttavia superiore a quello di due anni fa. È una crescita con degli alti e dei bassi. Siamo solo all’inizio.

Di |2024-07-15T10:06:58+01:00Settembre 5th, 2022|Economia e Mercati, Innovazione, MF|0 Commenti