Climate Quitting: se non ti impegni per l’ambiente mi licenzio!


Dare le dimissioni se l’azienda non si impegna in azioni di sostenibilità ambientale o se ci si accorge che il proprio datore di lavoro si limita a fare solo del greenwashing. O non accettare l’offerta di lavoro da chi non ha a cuore l’ambiente. Lo chiamano climate quitting.

E a pensarla così – secondo un sondaggio di Kpmg che ha coinvolto 6mila persone in UK – è il 20% del campione. Numeri che salgono con il diminuire dell’età. Nella fascia 18-24 anni è una persona su tre a rifiutare la proposta di assunzione se non c’è un impegno sulla sostenibilità da parte dell’azienda.

La metà di chi ha risposto vorrebbe maggiori sforzi da parte dell’azienda in cui lavora sulle tematiche ESG: ambientali, sociali e di governance. Dal sondaggio, risulta anche che l’82% ritiene importante vedere i propri valori allineati a quelli aziendali. Percentuale che sale di due punti nella fascia 35-44 anni, di quattro in quella 25-34 per poi toccare quota 92 per i 18-24.

Saranno le generazioni più giovani a subire di più l’impatto del cambiamento climatico […] Quindi non c’è da essere sorpresi se per molti i temi ambientali sono in primo piano al momento della scelta dell’azienda per cui lavorare.

John McCalla-Leacy, responsabile Esg di Kpmg

John McCalla-Leacy, Responsabile ESG di Kpmg, dà una spiegazione a questi numeri: «Saranno le generazioni più giovani a subire maggiormente l’impatto del cambiamento climatico se non riusciremo a limitare l’aumento della temperatura mondiale a un grado e mezzo. Quindi non c’è da essere sorpresi se, per molti, i temi ambientali sono in primo piano al momento della scelta dell’azienda per cui lavorare».

Nel 2025, i Millennials saranno il 75% degli occupati, perciò le aziende dovranno avere piani credibili per affrontare le tematiche ESG se vorranno continuare ad attrarre e a tenere questi talenti.

I dati mostrano che, al momento della ricerca del lavoro, una persona su tre ha consultato le credenziali ESG di un’impresa. Cifra che cresce fino alla metà degli intervistati se si considerano solo i giovanissimi (la fascia 18-24 anni). Nel processo di assunzione i due elementi più ricercati dai candidati sono l’impatto ambientale (46%) e le politiche salariali dignitose (45%).

La crescita dei green job

Il climate quitting, in parte, cammina in parallelo con un altro fenomeno, quello delle Great Resignation, le “grandi dimissioni” dal lavoro aumentate con il rimbalzo dell’economia post Covid e la crescita della domanda di lavoro. Chi dà le dimissioni potrà indirizzarsi sempre di più verso i green job. Anche perché, secondo l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, nel 2030, con appropriate scelte politiche, potrebbero essere creati fino a 24 milioni di posti per questo tipo di lavori.

Non fa eccezione l’Italia. Infatti, per Confindustria e l’Osservatorio 4.Manager, entro il 2026 nel nostro Paese la domanda di lavoratori con competenze verdi di alto e medio profilo raggiungerà i 4 milioni. Le figure professionali ricercate sono molteplici, tra queste: il responsabile sostenibilità, il sustainability specialist e l’environmental manager. Il sistema industriale italiano, sempre più, ricerca manager con esperienza e qualifiche nel settore della sostenibilità: ogni anno la richiesta di queste figure aumenta del 5%.

Di |2024-06-14T07:37:45+01:00Giugno 21st, 2023|futuro del lavoro, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti