La crisi energetica sfida la logistica: il futuro fra rinnovabili ed efficienza energetica


Se la pandemia ha spinto verso una maggiore diffusione dell’e-commerce, di riflesso le società di logistica sono cresciute notevolmente, eseguendo le consegne dei prodotti comprati online. Ma oggi, dopo due anni di eccezionale crescita, il settore della logistica si trova ad affrontare importanti sfide per il suo futuro. A partire dal rincaro straordinario dei prezzi dei prodotti energetici, benzina in primis, che sollecita l’intero comparto verso una accelerazione della transizione ecologica. 

Lo scorso 8 giugno, il Parlamento Europeo – all’interno del “Fit for 55”, il piano contro il cambiamento climatico –  ha approvato la proposta della Commissione Europea che vieta alle case automobilistiche di produrre e vendere auto a benzina o diesel a partire dal 2035 (la proposta deve comunque passare al Consiglio Europeo).

Per la logistica, abbandonare i veicoli inquinanti e nocivi per passare a vetture ibride o elettriche non è un percorso così semplice, anzitutto perché al momento non garantiscono le stesse prestazioni dei veicoli tradizionali. Eppure diversi passi avanti sono già stati fatti in questi anni a partire dai centri di smistamento.

«Ora la politica è intervenuta, ma già da tempo moltissime imprese dell’e-commerce e della logistica stanno cercando di adeguare i propri obiettivi alla neutralità energetica per tentare di raggiungere le zero emissioni di C02 nei prossimi anni», spiega Jorge Haro, sales manager di Packlink, piattaforma attiva nel commercio online nata nel 2012 per confrontare e prenotare i servizi di spedizione dei pacchi per privati e aziende.

Il principale attore del settore, ovvero Amazon, ha già indicato la strada. La società di Jeff Bezos infatti prevede di alimentare gran parte delle proprie attività con energia rinnovabile entro il 2025.

«Ci si sta muovendo verso energie alternative e sostenibili perché molte imprese ritengono ci sia una connessione tra ottimizzazione delle risorse, riduzione dei costi e azioni in linea con una politica sostenibile dal punto di vista ambientale», dice ancora Haro. «Inoltre, negli ultimi mesi i costi di trasporto sono aumentati tantissimo soprattutto a causa dell’aumento del prezzo della benzina. È quindi naturale cominciare a strutturare risposte alternative che siano meno costose e con minore impatto».

Tuttavia, la logistica non si riduce solamente al furgone che consegna i prodotti al cliente. Questo è solo l’ultimo step di un processo molto più lungo che include magazzini, stoccaggio della merce, fornitori e partner. «Per essere più sostenibili, bisogna agire in modo completo efficientando ogni fase della filiera», spiega Haro. «Il ricorso al fotovoltaico è uno degli strumenti. Può contribuire all’autonomia energetica dell’impresa e garantire costi stabili dell’energia. Inoltre, le lampade a Led negli stabilimenti assicurano un risparmio energetico fino al 70 per cento rispetto alle classiche lampadine».

C’è poi un altro aspetto estremamente importante che spinge le aziende a muoversi verso la sostenibilità ed è la richiesta di attenzione all’ambiente che arriva dagli stessi consumatori. «A Packlink abbiamo svolto internamente uno studio e abbiamo notato che l’impatto ambientale del brand è un elemento che influisce sulla scelta di acquisto per il 78% degli intervistati. Il 61% è disposto a pagare un sovrapprezzo per una spedizione a basso impatto ambientale», conclude Haro. Tuttavia, nel settore della logistica la comunicazione sull’impatto ambientale potrebbe migliorare perché è estremamente raro poter scegliere per una spedizione a basso impatto ambientale.

L’impatto ambientale del brand è un elemento che influisce sulla scelta di acquisto per il 78% degli intervistati. Il 61% è disposto a pagare un sovrapprezzo per una spedizione a basso impatto ambientale.

Jorge Haro, Sales Manager di Packlink

Intanto, si guarda al passaggio ai veicoli elettrici. «I mezzi elettrici sono ottimi per muoversi in città e completare il cosiddetto ultimo miglio, ovvero spostare la merce dall’hub logistico più vicino al cliente finale. Permettono di entrare comodamente in zone centrali, che spesso hanno strade molto strette o chiuse ai mezzi inquinanti. Certo, per chi utilizza questi mezzi è necessario pianificare – in ottica di ricerca operativa – un percorso ottimizzato in funzione dell’autonomia del mezzo», spiega Roberta Gabrielli, Senior Project Manager di Nomisma. «Il passaggio graduale all’elettrico ha molteplici vantaggi per le aziende: si riducono i costi complessivi di gestione, si è più tecnologici e si avvicina in modo concreto il brand a un messaggio di sostenibilità e innovazione».

I mezzi elettrici sono ottimi per muoversi in città e completare il cosiddetto ultimo miglio, ovvero spostare la merce dall’hub logistico più vicino al cliente finale.

Roberta Gabrielli, Senior Project Manager di Nomisma

Il settore della logistica italiana, in effetti, ha già avviato una transizione verso i veicoli elettrici e alcuni esempi arrivano sia dal settore pubblico sia da quello privato. Poste Italiane nel 2016 aveva comprato da Nissan 70 furgoni full electric da aggiungere agli oltre mille Free Duck, i quadricicli elettrici monoposto di piccole dimensioni. Brt, una delle più importanti società in Italia di trasporto merci e logistica, prevede di eseguire consegne esclusivamente con mezzi elettrici o a metano nei centri storici delle maggiori città: si è cominciato con Bologna nel 2021 e le prossime saranno Milano e Roma entro il 2025.

Di |2024-06-14T07:37:13+01:00Giugno 24th, 2022|Innovazione, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti