Energy manager, la figura che aiuta le imprese a monitorare i consumi


Gestire i consumi energetici di una casa può essere complesso. E ancora di più può esserlo per un’azienda, dove sono coinvolte molte più persone e ci sono processi industriali che non possono fare a meno dell’uso di energia elettrica.

In un momento in cui i costi energetici sono alle stelle, monitorare i consumi per le imprese è diventato tanto cruciale quanto difficile. Soprattutto per le realtà industriali energivore, come acciaierie e cartiere, il caro bollette impatta pesantemente sui bilanci di molte società.

Ecco perché, per arginare i costi e trovare soluzioni alternative, le imprese si affidano sempre più a una figura diventata centrale, ovvero l’energy manager: profilo professionale finora poco noto, ma che è obbligatorio da vari anni per molte società, con il compito di efficientare l’uso dell’energia in azienda.

Cosa fa l’Energy manager

«Io verifico i consumi aziendali quotidianamente e cerco di ottimizzarli sia promuovendo comportamenti energeticamente consapevoli da parte dei dipendenti sia attraverso la corretta regolazione degli impianti stessi», spiega Michel Apruzzese, Energy manager per il gruppo Granarolo, nota azienda emiliana attiva nel settore lattiero-caseario. «Promuovo anche la corretta gestione dei carichi elettrici e dei consumi di gas, in modo da evitare punte di potenza o sbilanciamento nel prelievo del gas che potrebbe causare costi maggiori rispetto alle previsioni».

Questo ruolo, che in italiano è definito in modo poco accattivante “responsabile per la conservazione e l’uso razionale dell’energia”, è stato introdotto con una legge del 1982 ma si è poi diffuso nel 1991, quando una nuova norma stabilì che l’energy manager – che può anche essere un consulente esterno – deve essere individuato «entro il 30 aprile di ogni anno dai soggetti operanti nei settori industriale, civile, terziario e dei trasporti che nell’anno precedente hanno avuto un consumo di energia rispettivamente superiore a 10.000 tonnellate equivalenti di petrolio per il settore industriale e a 1.000 tonnellate equivalenti di petrolio per tutti gli altri settori previsti».

L’attenzione alla sostenibilità non può mancare in un lavoro del genere. «Collaboro con l’ufficio acquisti e costruiamo procedure per promuovere i cosiddetti acquisti verdi (green procurement) e l’acquisto di macchinari caratterizzati da bassi consumi energetici e dunque bassi costi di gestione», dice Apruzzese.

Allo stesso tempo, un energy manager non può non monitorare leggi e normative legate al mondo dell’energia: «Oltre a rispettare eventuali nuovi obblighi normativi, questo ci permette di reperire agevolazioni fiscali o potenziali fonti di finanziamento».

Le competenze necessarie

La legge non richiede formalmente né un titolo di studio né una certificazione particolare per diventare energy manager. Tuttavia, la formazione accademica ottimale prevede la laurea in ingegneria energetica, ma possono essere utili anche lauree in ingegneria meccanica o gestionale per la conduzione di progetti tecnici di ottimizzazione energetica in campo o di gestione della grande quantità di dati provenienti dal campo.

Oltre a competenze tecniche, il lavoro richiede soprattutto capacità relazionali, in quanto l’energia è un tema orizzontale nell’organizzazione aziendale: coinvolge chi si occupa della produzione, della manutenzione e della logistica, ma anche chi acquista macchinari e dispositivi. Dovendo parlare a differenti unità aziendali, l’energy manager deve saper esporre in termini semplici i concetti tecnici.

«Se dovessi riassumere, direi che l’energy manager deve avere solide basi di energetica e legislative, di valutazione degli investimenti e conoscenza dei mercati. Questo va unito a capacità negoziali e a doti comunicative», sintetizza Apruzzese.

Un lavoro complesso e dalle mille sfaccettature. Per questo esistono anche società specializzate che offrono questo tipo di soluzione come servizio esterno da fornire alle aziende. Sono le cosiddette Esco, Energy Service Company, e alcuni recenti decreti ministeriali hanno conferito a queste realtà un ruolo più centrale.

Sono, in sostanza, società in grado di fornire tutti i servizi tecnici, commerciali e finanziari necessari per realizzare un intervento di efficienza energetica. Dopo un’attenta analisi della realtà aziendale da cui sono chiamate, si assumono loro stesse l’onere dell’investimento e il rischio di un mancato risparmio, a fronte della stipula di un contratto in cui siano stabiliti i propri utili.

Di |2024-06-14T07:37:23+01:00Ottobre 26th, 2022|futuro del lavoro, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti