GTCI 2020: Milano è la prima città italiana per capacità di attrarre talenti

La settima edizione del Global Talent Competitiveness Index (GTCI) 2020, lo studio che analizza le capacità di 132 nazioni e 155 centri urbani di attrarre, coltivare e fidelizzare talenti, si è concentrata sul talento globale nell’era dell’Intelligenza Artificiale, focalizzandosi sulle sue potenzialità, ma anche sulle molte insidie.

Il report analizza quattro indicatori nella gestione del talento:

Enable (Abilitare)
Attract (Attrarre)
Grow (Far crescere)
Retain (Trattenere)

E due livelli di competenze che determinano due tipologie di talento:
– Medio livello (tecnico -professionale)
– Alto livello (Global Knowledge Skills)

Nell’era dei Big Data, del Deep Learning e dell’Internet of Things viviamo una frizione profonda tra i progressi della tecnica e l’immobilismo delle istituzioni nell’attuare i meccanismi necessari per la loro sostenibilità e inclusività sociale. E mentre l’IA ha già iniziato ad influenzare il mercato e la competitività dei talenti, manca ancora una formazione adeguata e un concreto processo di re-skilling per permettere ai lavoratori, soprattutto quelli provenienti dalle economie emergenti, di trarre il meglio da queste nuove opportunità.

Lo scenario che emerge da questo studio vede nei paesi e nelle città che saranno in grado di sfruttare al meglio la potenza dell’intelligenza artificiale, investendo in competenze e riqualificazione, i “talent champion” di domani.

Milano, città globale

Nel ranking relativo alle singole città, proprio grazie ad una sempre più evidente inclinazione tecnologica, Milano è la prima città italiana per capacità di attrarre talenti. È suo il 41° posto in classifica, una vera e propria escalation, se pensiamo che in un solo anno ha guadagnato ben 32 posizioni. Le altre città italiane sono molto lontane dal capoluogo lombardo e tutte in netto calo rispetto al 2019: Roma è passata dal 64° al 70° posto, Bologna dal 71° al 74° e Torino dalla 79° al 99° posizione.

Milano attrae e fa crescere talenti. È, infatti, al 13° posto al mondo per tasso di iscrizione all’università: quasi il 60% di chi possiede un diploma secondario sceglie di proseguire gli studi. Un elemento, questo, degno di nota, poiché nella gestione del talento, tra gli indicatori più importanti c’è proprio la capacità di istruirlo, formarlo, coltivarlo.

Ma non solo. Milano è 52° per posti di lavoro creati da investimenti stranieri diretti, ciò significa che la città gode di fiducia da parte degli investitori esteri ed è, dunque, capace di attrarre risorse preziose, anche internazionali.

Tuttavia, quando si tratta di trattenere i propri talenti, scivola in fondo alla classifica. Questo a causa di un basso livello di sicurezza e di una cattiva qualità dell’ambiente che la posizionano rispettivamente al 96° e all’87° posto.

Milano è oggi tra le città italiane quella che mostra una maggiore “predisposizione al futuro” e che può realmente investire in settori strategici, l’Intelligenza Artificiale, appunto, il Fintech o il Meditech – per migliorare la propria talent performance, avvicinandola a vere e proprie Hub tecnologiche, come New York, Londra, Singapore, San Francisco e Boston (al vertice della classifica).

Italia: punti di forza e di debolezza nella competitività dei talenti

Rispetto al 2015, l’Italia ha guadagnato nella classifica mondiale 5 posizioni, ottenendo il 36° posto. Questo risultato va analizzato più nel dettaglio, per comprendere meglio le azioni migliorative da intraprendere nel prossimo futuro.

Se guardiamo all’indicatore enable, ovvero alle generali condizioni economiche, politiche e di mercato, il nostro paese si attesta al 42° posto. Scende al 62° quando si tratta di attrarre i talenti, questo a causa di un indice basso di inclusività sociale che riguarda nello specifico: la tolleranza verso le minoranze e gli immigrati, la mobilità sociale (siamo addirittura al 98° posto) e le opportunità di leadership per le donne (che ci vede precipitare fino al 128° posto).

Abbiamo, invece, un ottimo piazzamento nel ranking in relazione all’indicatore della crescita/formazione e alla capacità di trattenere i talenti già presenti sul territorio nazionale. Siamo 33 esimi rispetto all’istruzione e alla formazione tecnico- specialistica, 19 esimi se guardiamo l’University Ranking. Saliamo alla 28° posizione tra i paesi in grado di tenere stretti i propri talenti, questo grazie al nostro stile di vita – che ci colloca al 18° a livello mondiale – e alla sostenibilità. Nota dolente un 99° posto quando si tratta di brain retention, siamo dietro al Burkina Faso e al Mozambico.

In Italia, spiccano i talenti con competenze di medio livello (33° posto) rispetto a profili manageriali (42°).

Seppure indietro quando si parla di innovazione tecnologia e, nello specifico, di Intelligenza Artificiale, l’Italia è nella top 10, all’8° posto, per l’uso di robot negli stabilimenti industriali e produttivi. Un dato questo su cui è necessario continuare ad investire e per cui si richiedere un enorme sforzo in termini di aggiornamento delle competenze.

Le sfide di domani

Per Andrea Malacrida, Amministratore Delegato del Gruppo, è “fondamentale che i principali player istituzionali e privati del nostro Paese collaborino sinergicamente per migliorare il grado di innovazione tecnologica e di occupabilità delle persone”.

Solo attraverso nuove e più sostenibili forme di interazione tra uomo e macchina, i paesi potranno produrre ricchezza ed essere competitivi sul mercato. La partita più importante si giocherà, dunque, su questo delicato bilanciamento e sulla capacità di sfruttare l’IA senza lasciare indietro nessuno.

Il dato più importante è che la sfida non riguarda solo i paesi ad alto reddito, ma coinvolge anche quelli in via di sviluppo come Cina, Costa Rica e nazioni emergenti come India e Ghana, veri e propri “talent mover”.

Il report esteso è consultabile al sito https://www.insead.edu/global-indices

 

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2020-08-31T15:59:14+01:00