La nuova legge tedesca per attirare lavoratori stranieri qualificati


«Il nostro scopo è fare della Germania il Paese d’immigrazione più moderno in Europa», aveva preannunciato Hubertus Heil, Ministro del Lavoro tedesco. A fine giugno, il Parlamento ha approvato la legge del governo federale per aprire il mercato del lavoro agli extracomunitari e far fronte alla carenza di manodopera, rendendo così più semplice l’ingresso in Germania ai lavoratori qualificati provenienti da Stati non appartenenti all’Unione Europea.

È «la legge sull’immigrazione più moderna del mondo», ha dichiarato la Ministra dell’Interno, Nancy Faeser. Tramite un sistema a punti, basato su qualifiche e conoscenze linguistiche, i migranti potranno ottenere il permesso di lavorare o di cercare un impiego.

La Germania è la più grande economia europea, ma la forza lavoro – come accade nel resto d’Europa – sta invecchiando sempre di più. I baby boomer, cioè coloro che appartengono alla generazione nata negli anni Cinquanta e fino alla metà degli anni Sessanta, presto andranno in pensione. Il risultato è che ci sono carenze di occupati nell’edilizia, nella sanità e nell’informatica. La Camera di Commercio tedesca parla di un «buco» da 260mila persone l’anno. Ma, secondo l’Agenzia Federale del Lavoro, i posti non coperti sarebbero addirittura 400mila. Per il Ministro del Lavoro Hubertus Heil, saranno necessari sette milioni di lavoratori qualificati entro il 2035.

Che cosa cambia con la nuova norma

Per realizzare questo obiettivo, la nuova legge modifica i requisiti per ottenere la Eu Blue Card, un permesso di soggiorno europeo che dà la possibilità al titolare di intraprendere un percorso semplificato per conseguire la cittadinanza o la residenza permanente. Per esempio, per acquisire quest’ultima saranno necessari 33 mesi e non più quattro anni. I lavoratori qualificati potranno ricevere questa card se hanno una laurea e uno stipendio annuo di almeno 49.581,60 euro (39.682,80 nel caso di mancanza di personale).

Finora era indispensabile che il titolo accademico fosse riconosciuto in Germania, ma con la riforma basterà che sia valido nel proprio Paese di origine se si ha un’esperienza professionale di almeno due anni (innovazione che non si applica alle professioni regolate, come il medico, l’ingegnere, l’architetto o l’avvocato). Se poi si volesse cambiare datore di lavoro, grazie a una dichiarazione, e non più a un’application, sarebbe sufficiente essere assunti per 12 mesi, anziché 24.

Per quanto riguarda la conoscenza del tedesco, non è più necessario provarla con una certificazione (gli informatici dovevano aver raggiunto almeno il livello B1).

Anche senza un’offerta lavorativa, le persone provenienti da Paesi extra UE potranno entrare in Germania e cercare un impiego per un anno (rinnovabile), se riescono a totalizzare almeno sei punti sulla propria Opportunity Card. Questo strumento si basa su molteplici criteri: i titoli di studio, l’esperienza professionale, le abilità linguistiche, i legami con la Germania e l’età. In questo modo sarà possibile lavorare fino a 20 ore mentre si cerca un’occupazione. Un modello simile è utilizzato in Canada.

Un’altra innovazione consiste nel poter svolgere qualsiasi ruolo in base all’esperienza lavorativa e non più al proprio percorso di studio. Solo il datore di lavoro stabilirà se una persona non europea è adatta o meno per una determinata posizione. In questo modo aumenta la flessibilità nella gestione delle risorse umane in azienda perché un impiegato può cambiare ruolo in base alle proprie caratteristiche e non sarà più necessario dover assumere una persona con uno specifico titolo accademico.

Tra gli incentivi, non bisogna dimenticare l’attenzione data ai legami familiari. I lavoratori extra UE qualificati potranno chiedere il ricongiungimento non solo con il proprio coniuge e i figli, ma anche con i genitori e i suoceri se il partner risiede in Germania in maniera stabile. All’insegna dello snellimento delle procedure, chi entrerà in Germania con un visto turistico, non sarà più costretto a lasciare il Paese prima di poterci ritornare per svolgere un’attività professionale. Stessa possibilità sarà data a chi ha già avviato la richiesta di asilo entro il 29 marzo 2023: potrà stopparla e procedere con la domanda del permesso di soggiorno.

Alcuni Paesi avranno un trattamento speciale perché raddoppierà la quota riservata alle persone provenienti dai Balcani occidentali. Ogni anno fino a 50mila lavoratori originari dell’Albania, della Bosnia-Erzegovina, del Kosovo, del Montenegro, della Macedonia del Nord e della Serbia potranno trasferirsi in Germania.

Di |2024-07-15T10:07:11+01:00Settembre 1st, 2023|Economia e Mercati, futuro del lavoro, MF|0 Commenti