La libertà di stampa è essenziale per trovare soluzioni contro il cambiamento climatico


Il giornalismo continua a essere una professione preziosa e “pericolosa” allo stesso tempo, in tutto il mondo. E non solo in zone di guerra come l’Ucraina. L’altro fronte diventato fondamentale per il futuro del pianeta è la copertura della crescente crisi climatica. E la libertà di stampa, spiega la Columbia Journalism Review, è oggi più che mai fondamentale per raccontare lo stato del pianeta e riuscire a trovare soluzioni per salvarlo.

Un concetto da ribadire in occasione del World Press Freedom Day, indetta il 3 maggio dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite per ricordare ai governi il dovere di sostenere e far rispettare la libertà di parola. Libertà che nel mondo è sempre più messa in pericolo, anche sul fronte del racconto della crisi ambientale.

L’Unesco, l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa anche di questioni relative ai media, ha riferito che mentre i giornalisti vittime nei conflitti armati sono diminuiti negli ultimi anni, gli attacchi mortali contro esponenti dei media che si occupano di storie legate a corruzione, violazione dei diritti umani, crimini ambientali e illeciti politici sono invece aumentati.

Il giornalismo climatico

Il magazine della scuola di giornalismo della Columbia University ricorda come la cronaca accurata, basata sui fatti e imparziale – tratti distintivi del buon giornalismo – è fondamentale perché la società sia informata dell’entità dell’emergenza climatica e delle sue possibili soluzioni.

Le conseguenze del cambiamento climatico, tra tempeste, inondazioni, ondate di caldo e siccità, sono indiscutibili. La cronaca dei fatti, l’accesso ai dati e la scoperta di illeciti e crimini ambientali possono aiutare l’umanità a comprendere, riconoscere e – si spera – affrontare le sfide poste da un pianeta in surriscaldamento.

Ma se il cambiamento climatico è globale, i racconti di quello che accade nel mondo devono partire anche e soprattutto dalla dimensione locale. Il vecchio adagio secondo cui il giornalismo dovrebbe «confortare gli afflitti e affliggere i comodi» («comfort the afflicted and afflict the comfortable») sembra in effetti più appropriato che mai quando si trattano le questioni climatiche, dal momento che spesso sono le comunità più povere ed emarginate a pagare il prezzo delle emissioni di CO2 prodotte in larga parte dai Paesi più ricchi.

Il problema è che il giornalismo globale, spesso, riflette le priorità e le prospettive dei Paesi ricchi, che sono sia i maggiori inquinatori, sia  quelli che detengono il potere finanziario e politico per attivare il cambiamento. Ma ciò che serve sono anche le storie dai Paesi più colpiti dalle conseguenze del cambiamento climatico, supportando i reporter locali.

I Paesi più poveri spesso riconoscono il problema, ma faticano a trovare una risposta. Parte della soluzione risiede nei governi e nelle organizzazioni internazionali, eppure conta anche il linguaggio usato per raccontare il cambiamento climatico. Ed è qui che entra in gioco il giornalismo. Se i giornalisti locali possono parlare direttamente alla propria audience, un dibattito pubblico potrebbe supportare l’impegno politico e il cambio di direzione di aziende e comportamenti individuali.

Fare rete

La collaborazione tra giornalisti e organizzazioni dei media transnazionale può essere un fattore vincente per raccontare responsabilità e fatti relativi al clima, anche nei Paesi in cui la libertà di stampa viene messa in pericolo e i giornalisti sono minacciati.

Un esempio è il progetto Covering Climate Now, una rete di oltre 400 testate giornalistiche per migliorare e aumentare la copertura delle notizie riguardanti il cambiamento climatico e la crisi ambientale. Il progetto offre non solo la possibilità di collaborazioni tra giornalisti di diversi Paesi e finanziamenti per realizzare inchieste e reportage su più aree, ma anche webinar e workshop per migliorare le competenze dei reporter sui temi ambientali. Oltre che l’accesso a documenti e interviste esclusive.

«Una migliore copertura delle notizie è essenziale per trovare una soluzione al cambiamento climatico», spiegano. «Per preservare un pianeta vivibile, l’umanità deve fare un cambiamento rapido e di vasta portata nelle pratiche energetiche, agricole ed economiche. Questo cambiamento semplicemente non avverrà in assenza di una cittadinanza informata e coinvolta».

Altro esempio virtuoso è l’Oxford Climate Journalism Network (OCJN), un programma del Reuters Institute for the Study of Journalism dell’Università di Oxford che ha la missione di aiutare giornalisti ed editori a sviluppare la copertura sui cambiamenti climatici. «I giornalisti hanno bisogno di dati locali migliori, accesso a esperti e finanziamenti per coprire queste storie sul campo», scrive Meera Selva, che guida il Journalism Fellowship Programme del Reuters Institute for the Study of Journalism.

 

Interesse crescente

Mentre il mondo sperimenta la crescente frequenza e intensità di eventi meteorologici estremi e disastri legati al clima, gli studi dimostrano che anche il giornalismo climatico è in crescita. E così come cresce l’urgenza della crisi climatica, allo stesso modo aumenta l’interesse pubblico per il tema. Ma non di tutti.

I dati del Reuters Institute Digital News Report mostrano come i cittadini considerino sempre più il cambiamento climatico un problema serio. Il 69% degli intervistati ha affermato che si tratta di un problema importante. E la preoccupazione è particolarmente alta in Cile, Kenya e Sud Africa, dove il 90% ha affermato che la questione è estremamente grave. I Paesi meno preoccupati, al contrario, sono anche quelli più ricchi: nei Paesi Bassi, Danimarca, Norvegia e Svezia, paese natale di Greta Thunberg, solo circa la metà degli intervistati ha affermato di ritenere che il cambiamento climatico sia grave o estremamente grave.

Nel raccontare quanto la crisi climatica sia urgente per il nostro pianeta, a ogni latitudine, il ruolo del giornalista quindi è più importante che mai. L’emergenza climatica richiede una copertura maggiore e più forte, collaborazioni tra reporter di Paesi diversi. E i giornalisti devono essere liberi di raccontarla.

Perché è più probabile che i Paesi che assicurano accesso pubblico a informazioni imparziali, garantendo un dibattito pubblico sul tema, siano anche all’avanguardia nell’intraprendere azioni immediate per salvare il pianeta.

Di |2024-06-14T07:37:04+01:00Maggio 2nd, 2022|futuro del lavoro, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti