Pandemia e mondo del lavoro: 8 lezioni chiave in un webinar e in un report

Sono diversi gli approcci che i governi di tutto il mondo hanno adottato, relativamente ai rispettivi mercati del lavoro, per fronteggiare la pandemia. L’emergenza da Covid-19, d’altra parte, ha velocizzato non poco i processi di cambiamento e l’implementazione di nuove policy e strategie nei contesti aziendali e nei mercati, al fine di scongiurare la crisi economica e occupazionale.

Dal 2020 a oggi, il nostro Gruppo ha attentamente tenuto traccia delle misure adottate da 20 Paesi per proteggere il mondo del lavoro durante la crisi. La raccolta e l’analisi dei numerosi dati ha permesso di ottenere una panoramica sulle diverse azioni e, di conseguenza, sui risultati ottenuti da ciascun governo.

A partire da questa analisi sono emerse 8 lezioni chiave, poi approfondite in un whitepaper dal titolo “Comparing the outcome of Government responses to Covid-19”, che verrà presentato giovedì 27 gennaio 2022 durante un webinar.

  1. Maggiori gli investimenti, migliori i risultati

Generalmente, i Paesi che hanno investito di più a livello economico hanno ottenuto i risultati migliori in termini di minimizzazione della disoccupazione e di velocità della ripresa. Singapore, USA, Australia, Nuova Zelanda e Canada sono coloro che hanno puntato maggiormente sul cosiddetto supporto “above the line”, che prevede l’aumento della spesa pubblica o la riduzione delle tasse, osservando così una ripresa economica decisamente più forte.

  1. Salvare le vite salva le economie

Al termine della nostra analisi, che si è conclusa prima della diffusione della variante Omicron, sono stati tre i Paesi a distinguersi per il buon lavoro svolto nella gestione della pandemia e dei suoi impatti sulla salute e sull’economia: Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. In tutti e tre i casi, il successo ottenuto nel minimizzare i casi di infezione ha generato performance economiche molto positive. In particolare, la Corea del Sud ha dimostrato che mantenere la situazione sanitaria sotto controllo permette di allocare efficacemente gli investimenti economici di supporto: nonostante il Paese abbia destinato solo il 6.4% del PIL alla gestione dell’emergenza – un quarto rispetto a quanto è stato speso altrove, come negli USA – ha ottenuto risultati ottimali.

  1. I controlli ai confini erano la misura più importante

Al contrario di quanto ci si potesse aspettare, la nostra analisi non ha scovato alcun nesso tra la severità delle restrizioni messe in atto in diversi Paesi – lockdown in primis – e l’impatto del virus, se non per quanto riguarda una sola misura: i controlli ai confini. Tuttavia, la convinzione è che questa efficacia possa essere compromessa in futuro, per due ragioni.

Innanzitutto, per i Paesi con confini terrestri è molto difficile monitorare gli spostamenti delle persone: non è una coincidenza che Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda siano isole. Inoltre, è evidente fin da prima della pandemia che la migrazione di talenti da un Paese all’altro favorisca l’economia di quest’ultimo, quindi i controlli in entrata potrebbero essere presto considerati controproducenti. Molti Paesi stanno già soffrendo della carenza di lavoratori a seguito delle restrizioni messe in atto finora.

  1. Diverse policy a supporto di business e lavoratori sono state efficaci

Nei Paesi analizzati le misure a supporto delle attività di business sono state diverse: crediti, sussidi, esenzione o proroga per il pagamento delle tasse, sostegno al congedo per malattia e compensi per i lavori a breve termine – emanati in parte o completamente da parte del governo per permettere all’azienda di trattenere il personale. Dal punto di vista del singolo lavoratore, alcune delle misure messe in atto includevano retribuzione durante i periodi di malattia, benefit per i disoccupati, supporti finanziari diretti.

Dall’osservazione delle suddette azioni di supporto, i dati hanno evidenziato la previsione di compensi da parte del governo per i lavori a breve termine come quella più efficiente. Tuttavia, non esiste una sola risposta esatta: gli Stati Uniti hanno fornito maggiore supporto ai business mentre l’Australia agli individui, ed entrambi i Paesi hanno ottenuto risultati positivi.

  1. Lavoratori autonomi e somministrati necessitano di supporto

Nel Gruppo Adecco, da anni sottolineiamo come numerosi programmi a supporto dei lavoratori non tengano in considerazione il numero sempre crescente di lavoratori autonomi, freelance, lavoratori somministrati, lavoratori della gig economy o, comunque, aventi un rapporto diverso dal canonico azienda-lavoratore. La nostra analisi ha dimostrato che in molti Paesi la pandemia ha costretto il governo ad affrontare per la prima volta questo problema con la dovuta serietà. L’augurio è che questo primo passo possa portare a un maggiore focus sul lungo termine rispetto a queste classi di lavoratori.

  1. Il sostegno dovrebbe essere rapido e continuato

Il Regno Unito si è posizionato ultimo tra i 20 Paesi analizzati, nonostante abbia investito una delle percentuali maggiori di PIL, il 19,3%. Le ragioni emerse nella nostra analisi sono due. Da un lato, spesso sono trascorsi diversi mesi tra l’annuncio del supporto economico e l’implementazione dello stesso. Inoltre, nel caso specifico del Regno Unito, i sostegni previsti sono stati bloccati prima che negli altri Paesi analizzati.

  1. Il vaccino genera lavoro

C’è una forte correlazione tra la rapidità delle vaccinazioni e quella della ripresa economica. Questo legame è stato perfettamente messo in luce dai due casi opposti di Singapore, dove la rapidità della campagna vaccinale ha portato a una forte ripresa, e dell’Austria, dove invece l’esitazione di fronte al vaccino ha trattenuto la ripartenza.

  1. Ad ogni regola la sua eccezione

Nulla è tanto semplice da non poter essere contraddetto, ognuna delle lezioni chiave fin qui esposte presenta delle eccezioni. La Svezia si è posizionata al terzo posto per i risultati economici, ma al sedicesimo per quelli ottenuti a livello sanitario. Allo stesso modo gli Stati Uniti si sono distinti per le performance economiche nonostante gli scarsi effetti lato salute. L’economia messicana ha mantenuto una stabilità inaspettata a fronte del trascurabile sostegno ricevuto dal governo. Il Covid-19 può trasformare la situazione di giorno in giorno, come abbiamo potuto osservare con la comparsa della variante Omicron. Tuttavia, l’insegnamento da portarsi dietro per eventuali future pandemie è molto chiaro: il modo migliore per minimizzare il danno economico è monitorare l’impatto sulla sanità, e nel frattempo dare sostegni concreti ai lavoratori durante i periodi soggetti a restrizioni, così da permettere un veloce ritorno al maggior livello di produttività non appena possibile.

Articolo tradotto dall’originale di Bettina Schaller, President of World Employment Confederation and Senior Vice President and Head of Group Public Affairs at The Adecco Group

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Di |2022-01-25T10:27:39+01:00Gennaio 24th, 2022|AdeccoGroup|0 Commenti