Planet Farms, la “fattoria verticale” che funziona risparmiando acqua e suolo


La più grande azienda di vertical farming d’Europa, la più automatizzata del mondo, la prima che ha ideato un’azienda agricola dedicata all’alta ristorazione, è nata nel nostro Paese, alle porte di Milano, precisamente a Cavenago di Brianza. Si chiama Planet Farms, è una start up fondata nel 2018. Da allora ha raccolto oltre 40 milioni di capitali e oggi è in fase di scaleup, ovvero quella fase che tutte le start up sognano di raggiungere: il modello di business funziona e si inizia a crescere. Per guidare questa realtà nella sua fase di crescita è stata chiamata una donna con una lunga carriera nel settore food, Mara Lucilla Valsecchi che, da fine 2022, è la nuova CEO di Planet Farms: «Il nostro modello è semplice, nella sua complessità. Abbiamo sviluppato un sistema di coltivazione verticale che permette di risparmiare il 95% di acqua e il 90% di suolo. L’azienda agricola si estende in verticale per un totale di diecimila metri quadrati. Le colture sono, così, indipendenti dalle condizioni climatiche esterne all’impianto».

In questo modo oggi vengono coltivate all’incirca 30 tipologie tra erbe aromatiche, basilico e baby-leaves – insalate che appartengono allo stesso gruppo botanico della lattuga coltivata a cespo, ma vengono raccolte a uno stadio precoce di maturazione -, che possono mutare sulla base di richieste specifiche degli chef e dei clienti, e che un domani non molto lontano potranno arrivare ad essere 100. E dentro Planet Farms insalate e basilico sono disponibili 365 giorni all’anno. Senza sprechi e senza pesticidi. Ogni giorno escono da questa moderna fattoria verticale una tonnellata e mezzo di insalate e piante aromatiche. «Il nostro obiettivo è ridurre il più possibile l’impatto ambientale. Tutti i i fornitori devono rispondere a parametri Esg, entro il 2025 ci approvvigioneremo solo da fonti sostenibili», aggiunge Valsecchi.

La storia di Planet Farms

L’azienda nasce con Luca Travaglini, che ha trascorso una vita nel mondo dell’alimentazione. È lui a capire che “siamo quello che mangiamo” e, insieme all’amico di infanzia Daniele Benatoff, crea Planet Farms. Il meglio della tecnologia unito al meglio della tradizione agronomica italiana. «L’idea nasce leggendo un articolo sulle vertical farm, come risposta al disastro del nucleare di Fukushima in Giappone. Il terreno era radioattivo e impediva la coltivazione di prodotti agroalimentari. Ero in aereo e ho avuto un’illuminazione. Ho capito che dovevamo puntare sulle vertical farm, ma non replicando i modelli giapponesi, o quelli nascenti negli Stati Uniti. Non erano efficienti né sostenibili. Così ci siamo messi a studiare».

Anni di ricerca e di sviluppo di una nuova tecnologia, anni passati a combattere contro il “non funzionerà mai”. «Tutti pensavano che fossi andato fuori di testa. Ma io sapevo quello che volevo fare. Era un’idea giusta per il Pianeta, innanzitutto», chiosa Travaglini. E quell’intuizione infatti funziona. Nel centro produttivo milanese di Planet Farms entra un seme ed esce un prodotto finito e confezionato. Senza che nessun agente patogeno lo abbia mai toccato. Un prodotto sicuro e sostenibile, sia per quanto riguarda il basilico che l’insalata, che sono distribuite in oltre 500 supermercati italiani. 

Il team di Planet Farms oggi è composto da 90 professionisti che provengono da ambiti differenti: agronomi, tecnologi, biologi, scienziati, ingegneri, esperti di intelligenza artificiale. Tutti uniti dalla passione per lo stesso progetto e da una visione innovativa del mondo.

«Viviamo in un mondo sempre più affollato, si stima che entro il 2050 si dovranno sfamare 10 miliardi di individui. Le risorse saranno sempre meno e saranno meno controllabili. Le vertical farm possono essere la risposta al problema – aggiunge Valsecchi – e mi piace sottolineare che non sono da considerare un’alternativa all’agricoltura tradizionale, ma lavorano in supporto. Si tratta di un tipo di coltivazione efficiente, ad alto rendimento, che consente la tutela degli ecosistemi. E diffonde nei più giovani la consapevolezza di un uso più responsabile delle risorse».

Certo, in un momento storico come questo, con la Lombardia che come tutto il Nord Italia affronta il secondo anno di siccità dovuto alla crisi climatica, non si può non affrontare il tema dell’approvvigionamento energetico delle colture indoor: «Si tratta certamente di uno dei nostri costi principali – commenta la CEO – ma Planet Farms è nata con il progetto di essere completamente alimentata da energia rinnovabile. Il nostro futuro è completamente green, l’impianto di Cavenago è nato in un periodo in cui le normative a riguardo non c’erano ancora, ma i nuovi stabilimenti stanno sorgendo già con impianti fotovoltaici per alimentarli. L’obiettivo è arrivare a chiudere la filiera e usare l’energia che viene dispersa dalle industrie che ci circondano».

Il futuro dell’azienda

Entro la fine del 2023 – grazie all’aumento di capitale di 30 milioni di euro -, Planet Farms raddoppierà aprendo uno stabilimento con capacità produttiva sostenibile due volte quella di Cavenago. Impianto che sorgerà sempre in Lombardia, a Lomazzo (CO). Ma l’espansione del progetto è “verticale”, infatti l’azienda sta lavorando all’inaugurazione di uno stabilimento della stessa grandezza alle porte di Londra. Inoltre, dietro la sede di Cavenago, è in cantiere un centro di ricerca integrata di agricoltura indoor che unirà la ricerca agronomica, a quella dei software, fino alla robotica e all’automazione. «Stiamo pensando anche a uno stabilimento 15 volte grande in Europa, un progetto titanico di cui per ora non possiamo dire di più», chiosa la CEO.

Non è un caso che il progetto di vertical farming di Planet Farms sia nato in una regione come la Lombardia che ha il tasso più alto di consumo di suolo in Italia, fenomeno che si ripercuote sull’agricoltura: «Di terreno non ce ne è più, di acqua ancora meno, e non solo qui da noi: Il valore e il loro prezzo continueranno a salire, la nostra tecnologia, invece, diventerà accessibile – spiega Valsecchi -. e aumentando la produttività del 30% all’anno, ogni anno, diventeremo accessibili a tutti come hanno fatto le altre tecnologie, dagli smartphone alle auto elettriche in passato. Anche ora siamo l’unico player presente nella grande distribuzione che non ha toccato al rialzo il prezzo, al contrario stiamo lavorando a efficientamenti che ci porteranno ad abbassarlo».

Valsecchi, Travaglini e i fondatori dell’azienda ne sono convinti, il vertical farming è la chiave per il futuro: intanto, nel presente, hanno conquistato, con il loro basilico, i fratelli Cerea, chef tristellati del famoso “Da Vittorio” di Brusaporto, in provincia di Bergamo. In piena pandemia i due chef avevano lanciato un’iniziativa solidale: la gestione della mensa dell’ospedale degli Alpini di Bergamo. Planet Farms decide di donare le sue insalate e il basilico. Chicco Cerea resta così sorpreso dalla qualità di quel basilico che chiede dove venga prodotto: «Quando mi risposero che lo coltivavano a Cinisello Balsamo non ci credetti e volli vedere coi miei occhi», ricorda. Da quel giorno Planet Farms e Da Vittorio non hanno smesso di lavorare e sperimentare insieme.

Di |2024-07-15T10:07:06+01:00Maggio 17th, 2023|Innovazione, MF, Sostenibilità e CSR|0 Commenti