Proteggere le persone, non il lavoro. 3 azioni per gestire il cambiamento
La digitalizzazione e i processi di automazione stanno cambiando per sempre il mercato del lavoro, la crisi causata dal Covid-19 non ha fatto altro che accelerarne il ritmo, obbligando governi, aziende e lavoratori a ripensare strategicamente ruoli, funzioni e competenze per rispondere in modo adeguato e veloce alle disruption sempre più frequenti.
Se il futuro è imprevedibile, come possiamo farci trovare preparati? Come restare competitivi se gli scenari economici e produttivi mutano di continuo? È possibile ridurre l’impatto della tecnologia sui livelli di occupabilità, trasformandola in un volano di nuove opportunità?
Anche di questo si è discusso nel corso di FU.SE 2020, la digital conference di 24 ore organizzata da The Adecco Group in partnership con Microsoft, l’Università di Zurigo, la BCG e altre importanti istituzioni. Manager, innovatori, leader d’opinione ed esperti provenienti da diversi Paesi si sono confrontati lo scorso 3 settembre per trovare soluzioni concrete alla costruzione e salvaguardia di un futuro del lavoro sostenibile in cui diversità, inclusione e collaborazione a tutti i livelli siano fattori chiave.
Per realizzarlo, il primo e fondamentale passo è investire nelle competenze e nella formazione dei lavoratori. «Non dobbiamo proteggere il lavoro, è necessario proteggere le persone», ha detto Alain Dehaze, CEO global di The Adecco Group, a proposito della volatilità del mercato, sottolineando come le aziende e i governi debbano preparare i lavoratori ad adattarsi ai cambiamenti attraverso un continuo processo di upskilling e reskilling, perché solo abbracciando un approccio lifelong learning potranno essere davvero pronti per il lavoro di domani.
Più nello specifico, i partecipanti alla conferenza hanno individuato le tre azioni strategiche per affrontare in modo adeguato le sfide future.
1. Investire nel lavoro agile
I lavoratori devono diventare più flessibili, aggiornando le proprie competenze, creandone di nuove rispetto alle esigenze del mercato del lavoro. Questo non è solo una grande opportunità, ma un vero e proprio obbligo per lavoratori e aziende. Così sostiene Hans – Paul Bürkner, presidente della società di consulenza americana BCG: «Bisogna costruire economie e società più resilienti attraverso un più ampio accesso all’istruzione e alla formazione».
2. Formazione professionale
In un mondo profondamente digitalizzato, la formazione professionale diventerà sempre più rilevante e strategica. Solo attraverso un percorso di training che prevede integrazione tra uomo e macchina, l’automazione potrà considerarsi una vera risorsa per il futuro dei lavoratori. Il futuro, dice ancora Bürkner, non va solo contemplato, ma costruito.
3. Collaborazione
Dehaze non ha dubbi sull’importanza della cooperazione a più livelli: «Abbiamo bisogno di una triplice alleanza tra aziende, governi e individui affinché si costruiscano le giuste competenze per il futuro». In altre parole, affinché tutto ciò si realizzi, affinché si pongano le basi per un futuro del lavoro sostenibile, è necessario lo sforzo di ogni attore in campo, governi, aziende, lavoratori. Occorre apertura, ascolto, senso di responsabilità e grande fiducia.
Considerato che la digitalizzazione continua a plasmare il mercato, indirizzandone così il futuro, è imperativo che l’impegno di tutti gli stakeholder sia rivolto all’apprendimento permanente. Sia i lavoratori che i loro manager devono, dunque, imparare ad essere agili, flessibili e resilienti. Solo in questo modo possiamo gestire il cambiamento senza subirlo.
Per un maggiore approfondimento, vi invitiamo a leggere l’articolo completo.
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