Public Speaking: come il TED ha cambiato il mondo della comunicazione efficace


All’inizio di tutto, come sempre, c’è una data. In questo caso, una data particolarmente simbolica: il 23 febbraio 1984. Esattamente un mese prima, la Apple presentava il suo rivoluzionario Macintosh. Sei mesi dopo, la Sony lanciava i primi CD.

«Quando il TED fu fondato, nel 1984, Richard “Ricky” Wurman e l’altro ideatore, Harry Marks, erano convinti che ci fosse una crescente convergenza tra tecnologia, intrattenimento e industria del design. Non si sbagliavano», commenta Chris Anderson.

Sia i personal computer della Apple, che i CD della Sony affondano le radici in tutti questi settori e per chi avesse avuto capacità di visione e competenza strategica era emozionante immaginare un futuro dove la tecnologia più antica dell’essere umano, la voce, si unisse alle più moderne.  «Era emozionante  – spiega Anderson – immaginare quali altre possibilità sarebbero potute emergere se questi campi avessero interagito tra loro». Queste le parole del fondatore di Wired, che dal 2001 gestisce il TED attraverso l’omonima non profit che ha come mission quella di diffondere idee attraverso un proprio medium: le TED Talks, conferenze di massimo diciotto minuti diffuse liberamente su piattaforme multicanale e online. Lo scopo del TED è tutto nel suo motto:

«attivare il potere delle idee di cambiare il mondo»

TED è un acronimo che sta per Technology, Entertainment, Design. A questa triade, Anderson ha aggiunto un quarto elemento: il discorso pubblico o public speaking. Cambiando per sempre le regole del gioco. Dopo oltre 5 mila conferenze, tradotte in decine di lingue per renderle accessibili a un’audience realmente globale, Anderson spiega così questo potere – rinnovato – della parola e del discorso: «per quanto oggi la capacità di parlare in pubblico sia importante, in futuro lo sarà ancora di più. Sotto la spinta della nostra crescente interconnessione, una delle abilità più antiche del genere umano sta subendo un processo di reinvenzione e adattamento all’età moderna. Sono sempre più convinto del fatto che in futuro imparare a presentare le proprie idee davanti ad altri esseri umani si rivelerà un’abilità fondamentale per tutta una serie di categorie di persone».

Imparare a presentare le proprie idee sarà sempre più importante «per qualsiasi giovane che voglia acquistare sicurezza in se stesso». Lo sarà «per chiunque abbia appena terminato gli studi e voglia cominciare una sfolgorante carriera lavorativa; per chiunque vorrà fare progressi nel proprio lavoro; per chiunque sia interessato a difendere o promuovere una causa; per chiunque voglia costruirsi una buona reputazione; per chiunque voglia costruire un legame con le persone che, nel resto del mondo, condividono una stessa passione; per chiunque voglia aggregare forze diverse e metterle al servizio di un fine comune; per chiunque voglia lasciare un’eredità ai posteri; per chiunque, punto».

Questa apertura a un uditorio sempre più globale fu accelerata, a partire dal giugno 2006, quando le prime sei conferenze TED vennero messe sul sito ted.com registrando circa diecimila visite giornaliere. Anderson era convinto che, dopo il primo momento di entusiasmo, quel numero sarebbe crollato. Al contrario: era solo il primo passo. Un passo verso una rivoluzione culturale e sociale. Anderson la descrive così:

La rivoluzione del public speaking è qualcosa a cui tutti possiamo partecipare. Se possiamo trovare il modo di ascoltarci davvero l’un l’altro e imparare gli uni dagli altri, il futuro si colorerà di una nuova speranza.

Chris Anderson

Una delle caratteristiche del TED, infatti, è quella di puntare su ascolto e attenzione. Elementi fondamentali per fidelizzare il pubblico attratto dalla possibilità di allargare le proprie conoscenze, ma anche di accedere a un patrimonio di competenze complesse raccontate con semplicità e, al tempo stesso, profondità.

Oggi, le TED Talks sono diventate una sorta di pietra di paragone. Come ha osservato l’esperto di leadership Carmine Gallo, autore del best-seller Talk like TED (St. Martin, 2015), oramai non c’è discorso pubblico che non venga misurato, valutato, comparato con le regole del TED. È il metro del TED a valutarne la potenziale efficacia. Il pubblico, poi, farà il resto.

Accanto ai tre elementi che già Aristotele individuava come leva di ogni discorso autenticamente persuasivo (logos, pathos, ethos), ossia la capacità di coinvolgere, di commuovere e di spingere all’azione virtuosa, il TED ne ha aggiunto un quarto che ne determina la reale efficacia: il perché (why).  Non è un caso, dunque, se da anni il TED più visto è quello di Simon Sinek, dedicato a come i grandi leader ispirano il cambiamento. Lo ispirano col pathos, col logos, con l’ethos. Ma soprattutto con il perché: spiegando, motivando, ma soprattutto coinvolgendo gli altri nelle proprie finalità ideali.

La gente non segue un’idea o non compra un prodotto, quello che fate; compra il motivo per cui lo fate. E se parlate di ciò in cui credete, attrarrete coloro che credono in ciò in cui credete voi.

Simon Sinek, scrittore

Uno dei cambiamenti che il TED ha portato nel public speaking è stato, sicuramente, il controllo del linguaggio non a meri fini di cattura dell’attenzione, ma di condivisione della conoscenza e di alcuni valori di fondo: inclusione, rispetto, condivisione. Non è certo un caso se, come spiega lo stesso Anderson, il successo del TED è legato al suo essere interamente e integralmente gestito da una non profit – la cui mission risiede sempre e comunque in una finalità più alta del profitto (il “perché” di Sinek).

Questo permette una convergenza, oltre che sui mezzi, sullo scopo finale: informare, far conoscere, condividere. Ma soprattutto compartecipare – conclude Anderson – di uno scopo comune: «è su questo punto – che abbiamo chiamato il “perché” delle nostre azioni e che precede il “come” e il “quando – che dobbiamo far leva affinché ogni discorso non sia solo bello o seducente, ma efficace».

Di |2024-06-14T07:26:24+01:00Luglio 28th, 2021|Formazione, Lifestyle, MF|0 Commenti