Sergio Mattarella, il lavoro di un Presidente


La sua rielezione ha entusiasmato molti cittadini, perché caratterizzata da un senso dello Stato vecchia maniera: prima le istituzioni e poi se stessi, il proprio riposo, i propri affetti, il diritto a un buen retiro. Il ritorno di Sergio Mattarella al Quirinale, dopo che si era parlato anche della casa romana già scelta per la nuova vita da senatore a vita, ha colpito gli italiani. Ancora di più, forse, ha colpito il suo accorato discorso nel giorno del giuramento, in cui ha ricordato al Paese tante emergenze, tanti bisogni, tanti diritti affermati in Costituzione e rimasti lettera morta. Qualcuno l’ha chiamata l’Agenda Mattarella.

Che lavoro farà, in questo suo secondo settennato, questo palermitano classe 1941, professore di Diritto costituzionale, trascinato in politica dalle vicende drammatiche della vita, come l’uccisione di un fratello, Piersanti, presidente della Regione Sicilia? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Giorgio Zuffo, professore di Psicologia del lavoro, delle organizzazioni, delle decisioni economiche e dei consumi. Zuffo ha insegnato all’Università Cattolica di Milano, alla Bicocca e all’Università di Chieti-Pescara.

 

Professore che lavoro è cominciato al Colle?

Il primo problema che, in qualche modo, Mattarella si starà ponendo è quello di avere sufficienti lucidità e forza in rapporto alla sua età, perché un conto è fare un lavoro intellettuale, che puoi permetterti di allungare, altro conto è fare un lavoro che ha, comunque, impegni pressanti e urgenti. Un lavoro che lui, oltretutto, conosce molto bene.

Un lavoro che ha una agenda…

Un lavoro che ogni giorno ti costringe a confrontarti con consulenti, consiglieri, a prendere delle impostazioni di decisione che non sono mai irrilevanti: si tratta del capo delle Forze Armate, in un tempo in cui spirano venti di guerra, purtroppo. Si tratta del presidente del Consiglio superiore della magistratura e sappiamo quanto la giustizia sia al centro del dibattito politico in questo periodo. 

Una persona del valore e della stoffa umana di Mattarella si pone necessariamente il tema dell’avere le forze necessarie, le energie che servono quotidianamente. Insomma, immagino che si porrà il problema del rapporto con le proprie risorse e degli indicatori che lo possano avvertire del livello di stock delle stesse.

Mattarella è nella terza età della sua vita. Molto si è discusso, alla vigilia dell’elezione, dell’età avanzata di alcuni candidati, come Sabino Cassese. Che cosa significa esercitare una funzione di quella rilevanza, da anziani?

Significa calibrare le risorse, iniziare a immaginarne un uso virtuoso. Significa, al mattino, fare un bilancio energetico di sé, proiettarlo sulla fine della giornata e significa scegliere. Funziona così, in una persona equilibrata, a maggior ragione in uno come Mattarella, che ha elaborato molte cose di sé, della sua famiglia, del mondo. E, per quello che sappiamo, lo ha fatto sempre con molta umiltà.

Una lettura molto umana del compito, che parla anche del sacrificio che si è reso necessario nel dire di sì alla rielezione. Dunque dosare le forze. E cos’altro è richiesto a questo particolare manager che è il capo dello Stato?

Un secondo problema è il trovarsi in una situazione che, per usare un linguaggio lineare, potremmo definire “di alta complessità”.

Giorgio Zuffo

Riccardo Zuffo – Psicologo del lavoro

E se dovessimo invece usare la metafora?

Allora potremmo dire che il Presidente si ritrova davanti un puzzle – politico e istituzionale –  di cui non capisce il verso anche perché, d’altra parte, nessuno potrebbero capirlo. Il puzzle, in qualche modo, è l’attribuzione di senso a qualcosa.  

Non capisce il verso, ossia non ha il coperchio della scatola che mostra il disegno finale, l’approdo a cui si deve giungere, tessera dopo tessera…

Infatti. Si ritrova a fare un puzzle caratterizzato da grande complessità e da tanti frammenti, perché il puzzle è una unità elementare molto poco definita. L’unica cosa che, per il solito, si può definire a priori sono i confini ma, neppure in questo caso, al capo dello Stato è concessa questa informazione e quindi la configurazione è davvero difficoltosa. Il primo problema sarà per così dire politico e cognitivo: quello di iniziare a trovare il senso dei frammenti del puzzle.

Un lavoro non semplice…

Che è un lavoro in parte di sensibilità, in parte di prospettiva, perché lui non può influenzare il puzzle. Non può dire: “Questa tessera la lascio fuori, adesso”, essendo un uomo con un così alto senso dell’istituzione.

Quello di Sergio Mattarella al Quirinale, per il suo secondo mandato, sarà un lavoro di intelligenza, di intuizione, di esame molto analitico del singolo pezzo, di esame degli altri pezzi, e di come questi piccoli pezzi potrebbero ricomporsi. 

E non essendo neppure, la nostra, una Repubblica presidenziale, quindi concedendo al capo dello Stato solo alcune prerogative circoscritte dalla Costituzione

Il suo lavoro quindi sarà mettere insieme dei frammenti che non danno l’idea dell’insieme, ma per i quali può avere senso trovare un accostamento. Un modo di procedere che può essere ragionevole in un Paese che ha molti problemi politico-istituzionali, economici, sociali. Non a caso, ciò che funzionava meglio era appunto lo stesso Mattarella e, quando ha lasciato, si è rivisto il volto della politica “di parte”, ai partiti e alle correnti. Tant’è vero che han dovuto richiamarlo, consapevoli di non farcela. 

Il ritorno al sistema elettorale proporzionale, richiesto da molti partiti, pare rispondere a queste esigenze: ognuno si chiude in casa propria… Il puzzle più puzzle. 

Sì una temperie che nobilita ulteriormente il suo sforzo, una grande metafora del rapporto fra impotenza e possibilità: avere il problema di giocare il puzzle consapevole di non poterne vedere la composizione. 

Che tenuta psicologica deve avere una persona che è obbligata in questa stretta?

Notevole, ma non dimentichiamoci la sua biografia: Sergio Mattarella non ha scelto di far politica, lui è stato tirato dentro da una tragedia familiare e personale, l’uccisione del fratello. Ci si è trovato e, siccome era cognitivamente molto dotato, perché non c’è stato mai dubbio su questo, per lui la politica è risolvere problemi. Non è il potere…

Per sintetizzare è un lavoro usurante…

Un lavoro di fatto di intelligenza, di intuizione, di esame molto analitico del singolo pezzo, di esame degli altri pezzi, e di come questi piccoli pezzi potrebbero ricomporsi. Non vedo molto la possibilità di esercitare la moral suasion in questo Paese.

Di |2024-06-14T07:36:55+01:00Febbraio 28th, 2022|Human Capital, MF|0 Commenti