L’importanza di creare un ponte tra scuola e lavoro


Per molti studenti e studentesse, in Italia, i veri problemi iniziano dopo aver completato gli studi. L’ingresso nel mondo del lavoro è spesso complesso: la quotidianità viene stravolta, termina quel senso di libertà che invece, in molti casi, gli anni dello studio regalano e, soprattutto, ci si scontra con realtà e situazioni che magari non si conoscono. Poi, se non si riesce a trovare lavoro in poco tempo, subentra anche lo scoramento a causa di competenze che si capisce di non possedere o altre che non si rivelano utili.

Per favorire la creazione di un ponte tra le aule e le imprese, nel 2015 è stata resa obbligatoria l’alternanza scuola-lavoro per tutti i ragazzi e le ragazze delle scuole superiori, poi sostituita dai PCTO, Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento.

L’obiettivo è rimasto lo stesso: consolidare le competenze degli studenti attraverso una formazione pratica in un’impresa o un ente, per ridurre il mismatch tra le conoscenze teoriche ottenute a scuola e quelle richieste dalle aziende. Ma cambia l’approccio, basato ora anche sullo sviluppo delle competenze trasversali che permettono di raggiungere una maggiore consapevolezza delle scelte lavorative e di orientamento personale.

In un Paese in cui il tema dello skill mismatch è costantemente oggetto di dibattito, non mancano tuttavia iniziative messe in campo da realtà anche molto diverse tra loro, proprio con lo scopo di ridurre la distanza tra il mondo della formazione e quello del lavoro.

Il fascino dello spazio per avvicinare i ragazzi alle materie STEM

«Il gap di competenze tra scuola e mondo del lavoro esiste e il numero di immatricolazioni alle facoltà scientifiche ci dimostra che le carenze riguardano soprattutto le materie tecnico-scientifiche, che oggi cataloghiamo con il termine STEM (acronimo di: Science, Technology, Engineering and Mathematics, ndr.). L’Italia è tra gli ultimi posti in Europa per numero di laureati e, tra questi, solo uno su quattro è in discipline scientifiche. Addirittura uno su sei, se parliamo di donne. Per questo, all’Agenzia Spaziale Italiana (ASI) riteniamo che, per ridurre il divario di competenze e favorire l’interesse verso queste materie, sia necessario intervenire nelle scuole, dove i ragazzi e le ragazze sviluppano e formano attitudini, capacità, competenze, interessi», racconta Germana Galoforo, Responsabile dell’Ufficio Education dell’ASI.

Un esempio sono gli Aerospace Job Talks, ciclo di seminari digitali e interattivi realizzati in collaborazione tra ASI e Adecco Italia per le classi quinte di alcuni istituti tecnici campani, in cui gli alunni hanno modo di dialogare con aziende del settore. «In Campania c’è un importante distretto industriale spaziale che però fatica a trovare sul territorio personale qualificato. Intervenire qui, con una attività preventiva di orientamento, è doppiamente importante perché si tratta anche di un’area con un’elevata dispersione scolastica», ricorda Galoforo.

L’ASI, inoltre, quando vengono organizzate missioni spaziali che coinvolgono astronauti italiani, attiva insieme all’Agenzia Spaziale Europea progetti concreti con gli studenti, per avvicinarli al tema dello spazio. Ad esempio, in occasione della missione Minerva che ha portato nuovamente nello spazio Samantha Cristoforetti, astronauta italiana dell’Agenzia Spaziale Europea, è stata data ad alcuni studenti la possibilità di rivolgere domande direttamente alla celebre astronauta durante alcune inflight call in collegamento dalla ISS (Stazione Spaziale Internazionale).

Vogliamo far capire che lo spazio “è vicino” e che le discipline tecnico-scientifiche sono alla portata di tutti coloro che abbiano voglia di impegnarsi.

Germana Galoforo, Responsabile Ufficio Education di ASI

Un’altra interessante iniziativa è Ipazia (Innovazione, Progettualità e Apprendimento con l’Intelligenza Artificiale), che ha coinvolto una cinquantina di scuole e circa mille studenti tra i 13 e i 15 anni, con l’obiettivo di insegnare loro le basi dell’Intelligenza Artificiale, della progettazione 3D e del coding, utilizzando strumenti attuali e innovativi. Agli studenti è stato poi chiesto di cimentarsi nella creazione di una sorta di piccolo Assistente Vocale. Il migliore sarà presentato a Samantha Cristoforetti al suo ritorno dallo spazio.

«Quando invitiamo a utilizzare lo spazio come contesto di insegnamento nelle scuole abbiamo diversi scopi», racconta Galoforo. «Vogliamo far capire che lo spazio “è vicino”, che le discipline tecnico-scientifiche sono alla portata di tutti coloro che abbiano voglia di impegnarsi e che una carriera nel settore spaziale è un’ambizione che tutti possiamo avere e, con la giusta dedizione e passione, possiamo raggiungere. Inoltre, cerchiamo di abbattere i pregiudizi di genere, spiegando ai ragazzi e alle ragazze che è falsa l’idea per cui le donne siano meno portate per le materie scientifiche o per le professioni tecniche. La stessa Cristoforetti ne è un evidente esempio».

L’Agenzia propone alle scuole di adottare un atteggiamento multidisciplinare. «Lo spazio è un ambiente complesso, in cui sono necessarie competenze diverse e gioco di squadra», spiega Galoforo. «Ci vogliono ingegneri, fisici e programmatori, ma anche persone che sappiano scrivere contratti, negoziare accordi internazionali e gestire aspetti finanziari. Lo spazio non rappresenta solo un fine, dunque, ma anche uno mezzo, un modo per far scoprire ai ragazzi un campo di conoscenze che li possa interessare e soddisfare e che li possa così avvicinare allo studio di determinate materie e all’acquisizione delle relative competenze».

Ridurre il gap di competenze

Spostandoci nel mondo delle imprese, incontriamo CMS SpA, azienda abruzzese che produce componenti per veicoli industriali, commerciali e militari, impegnata nella riduzione del divario di competenze. Proprio per questo ha scelto di partecipare a TecnicaMente, il progetto di Adecco Italia che coinvolge gli istituti tecnici in tutto il Paese, per favorire l’incontro tra domanda e offerta, rappresentando un’occasione di confronto e sinergia tra gli studenti dell’ultimo anno e le aziende del territorio.

«Siamo una società che produce componenti per il settore Motorbike & Automotive», spiega Michele Autieri, Responsabile di stabilimento e membro del CDA di CMS SpA. «Partecipare a progetti simili ci permette di trovare ragazzi che desiderino imparare e testare le loro competenze in azienda».

Autieri conferma che il gap di competenze nel mercato del lavoro italiano è aumentato nel corso degli anni, anche se il vero problema è che «non tutti i giovani riescono a calarsi nella quotidianità della pratica lavorativa. Noi inseriamo i ragazzi in una squadra di lavoro eterogenea, in modo che imparino a gestire la cooperazione con un team e possano apprendere competenze diverse da ciascun membro».

Gli studenti, così, possono acquisire conoscenze su ogni fase della filiera: dalla pianificazione alla logistica, passando per la produzione.

L’obiettivo finale, poi, non è solamente inserirli in azienda, ma renderli autonomi, in modo che riescano a offrire soluzioni nuove e innovative.

Michele Autieri, Responsabile di stabilimento e membro del CDA di CMS SpA

«I ragazzi che partecipano a questo progetto hanno circa 18 anni e hanno studiato in istituti tecnici. Cerchiamo di migliorare le loro abilità manuali e insegniamo loro ad usare gli strumenti tipici dell’industria manifatturiera, come le presse e le stampe», racconta Autieri. «Ci focalizziamo molto anche sulla saldatura: noi tipicamente lavoriamo con spessori molto piccoli e imparare questa attività permette loro di specializzarsi molto».

E la presenza dei giovani in formazione diventa un vantaggio anche per le imprese. «Nuove risorse portano valore aggiunto e curiosità», dice Autieri. «L’obiettivo finale, poi, non è solamente inserirli in azienda, ma renderli autonomi, in modo che riescano a offrire soluzioni nuove e innovative al settore e alla società nel suo complesso».

Di |2024-07-15T10:06:54+01:00Giugno 20th, 2022|Formazione, Human Capital, MF|0 Commenti