Le risposte da Nobel contro la disparità salariale tra donne e uomini


«Per aver fatto progredire la nostra comprensione degli sviluppi sulle donne nel mercato del lavoro», l’Accademia svedese delle scienze, lo scorso ottobre, ha insignito Claudia Goldin del premio Nobel per l’Economia 2023. Il lavoro, principalmente empirico, svolto dalla studiosa di Harvard «rivela le cause del cambiamento nel divario di genere e le principali fonti di ciò che ancora ne rimane».

Nata a New York nel Bronx nel 1946, Goldin ha studiato all’Università di Chicago dove ha conseguito il dottorato nel 1972. Prima professoressa di ruolo a Harvard in cui attualmente insegna Storia del lavoro al Dipartimento di Economia, è stata la terza donna a ricevere il premio Nobel nel suo campo (dopo Elinor Ostrom nel 2009 e Esther Duflo nel 2019) e la prima a vincerlo da sola anziché condividerlo.

Con il suo lavoro ed esempio ha incoraggiato molte donne a proseguire con la carriera accademica fondando il programma Undergraduate Women in Economics Challenge per incoraggiare un maggior numero di donne a specializzarsi in economia negli Stati Uniti, dove il rapporto ragazzi/ragazze negli studi economici è di tre a uno da circa vent’anni.

Grazie a Goldin, questioni come la partecipazione delle donne alla forza lavoro e il divario retributivo tra i sessi, a lungo marginalizzate in economia, sono diventate centrali nella disciplina.

Nell’ultimo secolo, i tassi di occupazione femminili sono più che triplicati, a fronte di valori costanti di quelli maschili. Nonostante questo dato, ancora oggi solo circa il 50% delle donne nel mondo lavora, e oltre a venire pagate meno degli uomini, difficilmente raggiungono posizioni apicali. Nei Paesi Ocse, il gender pay gap si attesta mediamente intorno al 13%. Se le donne partecipano meno degli uomini al mercato del lavoro, si crea una perdita di talenti e competenze. Un grande costo per l’economia in termini di efficienza.

Il lavoro di Claudia Goldin

Per rispondere al perché ci sia questa profonda e persistente disuguaglianza tra uomini e donne nel mondo del lavoro, Claudia Goldin ha compiuto un’analisi storica dettagliata dei divari di genere negli ultimi duecento anni di storia negli Stati Uniti. Da brava “detective dei dati”, come ama definirsi l’economista premio Nobel, data la carenza di informazioni storiche sull’occupazione femminile, ha dovuto trovare nuove fonti di dati e modi innovativi di utilizzarli per ricostruire un quadro complessivo del lavoro femminile.

La sua ricerca ha attinto ai dati di censimenti, alle statistiche industriali e alle indagini sull’uso del tempo. L’evoluzione del sistema economico statunitense attraversa tre grandi fasi di sviluppo. Inizialmente una società fondata sull’economia agraria, che si evolve poi con un processo di industrializzazione di massa, fino alla struttura economica attuale basata prevalentemente sui servizi. Goldin ha dimostrato che la partecipazione delle donne al mondo del lavoro segue una curva a U. Prima dell’inizio dell’industrializzazione, le donne lavoravano molto di più. Successivamente all’inizio del XIX secolo, per quelle sposate, divenne più difficile lavorare da casa e conciliare quindi vita lavorativa e familiare. Quando poi il settore dei servizi diventa dominante, nei primi anni del Novecento, le donne entrano nella forza lavoro a tassi molto più alti.

A partire da queste evidenze empiriche, Goldin introdusse una nuova prospettiva per le scienze economiche e gli studi di genere, secondo cui non c’è nessuna associazione storicamente coerente tra la crescita economica e la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Ci sono diverse cause alla base della rivoluzione silenziosa che ha trasformato l’occupazione, l’istruzione e la famiglia.

In un articolo del 2006, intitolato “The Quiet Revolution”, Goldin spiega che le donne partecipano di più al lavoro e alla vita sociale perché, nel tempo, l’orizzonte di scelte si allarga in quanto la partecipazione al lavoro diventa più continua e di lungo periodo. L’occupazione e la carriera diventano non solo fonte di guadagno ma anche di crescita individuale. Il modo di decidere si evolve perché le donne, sempre più spesso, scelgono quello che riguarda il lavoro insieme agli uomini e non come subordinate a loro.

L’andamento a U, in particolare, è il risultato di «cambiamenti strutturali e dell’evoluzione di norme sociali legate alla responsabilità delle donne a casa e in famiglia», spiega l’economista. Tra questi fattori ci sono le scelte di istruzione, l’impatto della pillola contraccettiva sulla carriera e sulle decisioni matrimoniali e il cambiamento delle aspettative. Se, fino agli anni Cinquanta, molte donne sottostimavano le proprie prospettive di carriera nel pianificare la propria istruzione, poiché sceglievano in base all’esempio delle proprie madri, negli anni Settanta le loro aspettative hanno iniziato a convergere con quelle degli uomini. Il risultato è che attualmente, nei Paesi ad alto reddito, le donne superano gli uomini nel livello di istruzione.

Per spiegare allora perché esista il gender pay gap, Goldin ha esaminato le differenze di retribuzione all’interno della stessa occupazione, dimostrando che il divario salariale non è attribuibile alle capacità cognitive, dato che lo stipendio di uomini e donne è quasi identico al momento della laurea. Il motivo principale è legato al fatto biologico del parto e inizia a emergere uno o due anni dopo la nascita del primo figlio. All’età di quarantacinque anni, le donne, negli Stati Uniti, guadagnano il 55% rispetto agli uomini per fattori legati all’interruzione della carriera e alla riduzione dell’orario di lavoro dopo il parto.

Il lavoro del premio Nobel mette in evidenza un punto che le femministe sottolineano da tempo: le donne non hanno la possibilità di separare la sfera personale da quella professionale. Per risolvere il divario retributivo tra uomini e donne, è necessario innanzitutto re-immaginare gli equilibri all’interno dei nuclei familiari e l’educazione dei figli, per garantire che le donne possano competere nel sistema economico attuale, ad esempio introducendo servizi di assistenza all’infanzia sul posto di lavoro e facendo uso di incentivi fiscali.

Come sostiene Goldin, bisogna far sì che l’economia funzioni anche per le donne, rendendola più flessibile e più incentrata sull’empatia. 

Di |2024-07-15T10:07:14+01:00Gennaio 9th, 2024|Human Capital, Inclusione Sociale, MF|0 Commenti