Donne, lavoro e gender gap: il nuovo format lanciato da PHYD


Il raggiungimento della parità di genere e il conferimento di potere alle donne e alle ragazze in tutto il mondo è tra i Sustainable Development Goals dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. «L’uguaglianza di genere non è solo un diritto umano fondamentale, ma una base necessaria per un mondo pacifico, prospero e sostenibile»: questa è l’importante premessa politica e ideologica del gender equality secondo l’ONU.

Ma come si supera un gap così profondamente radicato nel sistema e nelle regole che lo sostengono, soprattutto all’indomani di una pandemia? Se lo scenario è quello sintetizzato dal Global Gender Gap Report, che ha stimato che il raggiungimento dell’equilibrio tra uomo e donna avverrà tra 135,6 anni, l’impresa appare titanica. Tuttavia, proprio le stime e i dati, ancora non estremamente positivi, possono contribuire a farci cambiare passo, indicandoci dove intervenire con più urgenza.

Per esempio, ancora oggi, nonostante i molti progressi, le donne continuano a essere sotto rappresentate nel mondo del lavoro e in quello delle istituzioni. Secondo l’ONU, infatti, la loro rappresentanza nei parlamenti nazionali è ferma al 23,7%.  Nel lavoro, la situazione non è dissimile; in Italia, nel 2020, il Rapporto Cerved-Fondazione Marisa Bellisario fotografava così la presenza delle donne in ruoli apicali:  «Le amministratrici delegate sono solo il 6,3% del totale. Nelle università la percentuale di donne si assottiglia a ogni step di carriera: sono il 47% fra i ricercatori a tempo indeterminato, scendono al 38% fra i professori associati e sono solo il 23% degli ordinari». Le donne, pur rappresentando il 56% dei laureati, occupano solo il 28% delle posizioni di manager e direttori d’azienda.

E mentre con la fine del primo lockdown il 72% di coloro che tornavano al lavoro era composto da uomini, il 98% dei posti occupati dalle donne si era già volatilizzato, non solo come risposta alla contrazione del mercato, ma anche per l’aumento dei carichi di lavoro di cura e assistenza. In tutto il mondo, secondo l’Oxfam le donne hanno subito una perdita di reddito pari a circa 800 miliardi di dollari. Un prezzo altissimo per l’intera società.

Senza dimenticare il divario salariale: in Italia, nel settore privato, il gender pay gap medio è del 21%, tra i valori più alti di tutta Europa, situazione che la “Legge sulla parità salariale e di opportunità sul luogo di lavoro”, approvata di recente all’unanimità da Camera e Senato, sembra apprestarsi a modificare. Ma un intervento legislativo non basta, come ha affermato Chiara Gribaudo, deputata del Partito Democratico e prima firmataria della legge, quello che serve è «una vera rivoluzione culturale», per la quale è indispensabile l’impegno di tutti e tutte.

In questo contesto, per offrire un reale contributo alla lotta contro la discriminazione di genere, nasce Wow – Women on Wednesday, il nuovo format di PHYD per parlare di empowerment al femminile. Sette eventi, ciascuno dedicato a un tema specifico, come la competitività, il personal branding, l’auto-imprenditorialità, in cui numerose professioniste, provenienti da percorsi molto diversi tra loro, dialogano e si confrontano. L’obiettivo è tentare di contrastare e superare il gender gap attraverso il racconto e la collezione di best practice e suggerimenti concreti. All’appuntamento inaugurale hanno partecipato Gaia Romani, Assessora ai Servizi civici, Partecipazione e Trasparenza, Politiche del decentramento del Comune di Milano, Monica Magri, HR & Organization Director di The Adecco Group, Martina Rogato, consulente e attivista al G20 per i diritti delle donne, e Ilaria Cinelli, Space Healthcare and Business Developer di AIKO. A moderare questo e i prossimi incontri, la giornalista Elisa Serafini.

Empowerment, la consapevolezza della diversità

Quello dell’empowerment al femminile è un tema estremamente complesso e, dunque, soggetto a banalizzazioni e generalizzazioni. Per questo, Monica Magri prova innanzitutto a fornire una base metodologica e una definizione precisa, che permetta di coglierne gli aspetti e le azioni necessarie al suo compimento. «Il processo di empowerment è un processo progressivo, perché si compone di diverse fasi, ed è trasformativo, perché l’obiettivo è di portare delle profonde trasformazioni, dei cambiamenti concreti e anche misurabili capaci di impattare sull’individualità e sulla collettività.»

Perché si arrivi a dei risultati visibili e misurabili, il primo passo è prendere atto del contesto in cui si intende agire, individuare i punti di partenza e su quelli commisurare gli obiettivi a medio e lungo termine. E il contesto non è sicuramente dei più rosei, come racconta Gaia Romani: «In politica, come nel mondo del lavoro e nell’imprenditoria siamo di più, ma ancora troppo poche a ricoprire posizioni di leadership e di potere vero. In Italia, solo il 6% dei sindaci è donna. Nel mondo, su 200 paesi solo 20 sono guidati da donne.» Se la chiave è la leadership, l’empowerment è il mezzo per raggiungerla. Secondo l’assessora bisogna essere orgogliosamente consapevoli della propria unicità: la diversità va affermata, non nascosta.

Best practice e soft skill

Come possono le donne acquisire potere e compiere scelte e azioni significative, per risolvere uno squilibrio così evidente all’interno della società, delle organizzazioni e del mondo del lavoro? Per Martina Rogato uno straordinario strumento di empowerment è il mentoring. «Non solo quello strutturato, ma anche informale con persone con 10, 15 anni di esperienza e con il desiderio di offrire un consiglio che sia disinteressato. In Italia, poi, esistono molte associazioni che offrono servizi di mentoring anche pro bono. E questo è un esempio di come le donne possono fare rete e supportarsi.» E sull’importanza del mentoring come strumento di empowerment torna anche Ilaria Cinelli: «All’interno del progetto delle Nazioni Unite Space4Women, che ha l’obiettivo di promuovere l’uguaglianza di genere nel settore spaziale, ho scelto di essere mentore. Lo faccio, cercando di capire la persona che ho davanti, di tirare fuori le skill, i desideri, gli obiettivi. Cerco di darle “potere” e di far capire che si può essere indipendenti. Le donne non devono dipendere da qualcuno per fare qualcosa. Io mi sono aperta tantissime opportunità a livello internazionale, sempre con lo stesso metodo: semplicemente lo volevo.»

Ma il supporto di altre donne, per quanto prezioso, non è abbastanza: è necessario riuscire in primis a coltivare le proprie, personali, capacità. È importante infatti lavorare sulle soft skill come il public speaking, per esempio, o la negoziazione, e iniziare a farlo dall’università. Secondo Rogato, buona pratica sarebbe accompagnare la tradizionale preparazione tecnica con corsi di potenziamento soft, imprescindibili per sopravvivere al mondo universitario, prima, e a quello lavorativo, dopo.

L’importanza di fare rete

Scriveva Simone de Beauvoir che non si può trasformare la propria vita senza trasformare se stessi. Accade spesso, e lo sottolinea anche Monica Magri, che le donne siano doppiamente vittime degli stereotipi di genere, subendo cioè le norme non scritte di una cultura ancora profondamente patriarcale, che le condanna troppo spesso a un ruolo marginale, nel lavoro come nella dimensione privata. Per questo, la collaborazione fra donne è necessaria, soprattutto per raggiungere delle posizioni di leadership, ma ancora più importante, secondo Cinelli, è la cooperazione tra uomo e donna. Nessuno può, in altre parole, sentirsi escluso dall’impegno per l’uguaglianza e l’ottenimento di pari diritti e pari dignità. È una battaglia in nome dell’inclusione e dell’alterità che non può riguardare solo una metà del cielo.

Che sia il progetto di una città, il disegno di una tuta spaziale, una carica aziendale o il lavoro di cura, se le donne vengono lasciate indietro, perdiamo tutti.

Per ascoltare il webinar e per restare aggiornati sui prossimi appuntamenti di Wow – Women on Wednesday, è sufficiente registrarsi al sito di PHYD.

Di |2024-06-14T07:36:48+01:00Febbraio 18th, 2022|Human Capital, Inclusione Sociale, MF|0 Commenti