Il panorama italiano dell’Education Technology


C’era una volta la lezione frontale, quella in cui gli studenti ascoltavano passivi un insegnante parlare per ore. Pochi stimoli, pochi supporti all’insegnamento. Quel metodo dovrebbe essere, almeno sulla carta, superato. Professori, alunni e chi si occupa di formazione aziendale ora hanno dalla propria parte strumenti digitali di supporto all’insegnamento e all’apprendimento.
Tecnologie che si inseriscono nel campo dell’Edtech, cioè Education technology, che si pone come obiettivo quello di migliorare il sistema educativo e della formazione.

Nell’Edtech bisogna distinguere tra fornitori di tecnologia e fornitori di contenuti e servizi. Nel primo gruppo, rientrano coloro che mettono a disposizione piattaforme per la formazione scolastica e aziendale. Chi invece fa parte del secondo in genere si specializza nell’erogazione di contenuti su argomenti specifici, come corsi in lingua, innovazione, marketing.

La pandemia e il panorama italiano

Le Education technology non sono una scoperta recente. Se ne inizia a parlare dagli anni Cinquanta negli Stati Uniti, dove la tecnologia era vista come un possibile supporto per massimizzare l’efficacia dell’insegnamento e apprendimento. È solo, però, con la pandemia che i supporti digitali hanno davvero cominciato a entrare negli ambienti formativi. In Italia, secondo i dati dell’Osservatorio EdTech della School of Management del Politecnico di Milano, le imprese investono il 47% del proprio budget dedicato alla formazione in soluzioni di digital learning.

Negli istituti scolastici prevalgono ancora le tecnologie tradizionali. Nel 99% dei casi si utilizza il registro elettronico, nel 93% lavagne interattive e videoproiettori, nel 79% piattaforme a supporto della didattica digitale. Questi strumenti permettono di condividere più facilmente buone pratiche di insegnamento tra colleghi e utilizzano metodi didattici inclusivi, spesso basati sulle esigenze specifiche dello studente.

Ancora scarse però rimangono nel panorama italiano le competenze tecnologiche tra gli insegnanti. «Quasi la metà delle scuole ritiene che sia i docenti sia il personale amministrativo non abbiano le competenze necessarie per utilizzare gli strumenti digitali. Il 35% delle scuole indica l’investimento economico in Edtech troppo oneroso», si legge nel report dell’Osservatorio EdTech.

Sono ancora pochi gli istituti che utilizzano tecnologie avanzate. Ma le prospettive per il futuro sono buone: l’86% delle scuole ritiene che le tecnologie digitali siano un obiettivo strategico. Il settore è in crescita e lo dimostrano le molte realtà che stanno nascendo negli ultimi anni.

A Bologna a fine febbraio ha aperto BOOM, un polo innovativo che si inserisce nel campo dell’Edtech con particolare attenzione a temi quali data science, innovation, digital transformation, mondo 4.0 e metaverso. È un progetto di Crif, azienda specializzata in business information, in collaborazione con fondazione Golinelli, che mira a creare un ecosistema disruptive nel mondo dell’apprendimento.

«È un luogo fisico e digitale dove i tre filoni di formazione, innovazione e imprenditorialità si incontrano per favorire nuove opportunità», spiega Elisa Munari, Human Resources Training Specialist di Crif. «Proponiamo laboratori, corsi, campi estivi nell’ambito dell’high-tech e delle Stem per avvicinare studenti e studentesse – sia privati sia attraverso percorsi scolastici – a tematiche innovative con il fine di abbinare l’aspetto tecnologico di contenuto alla metodologia didattica più innovativa», afferma Munari. I corsi per professori, invece, sono rivolti principalmente a insegnanti delle scuole secondarie.

Accanto a questo filone, ci sono Boom learning e Boom innovation. Il primo è dedicato ai percorsi ibridi con un focus sui temi del 4.0 e delle trasformazioni digitali. Il secondo è incentrato sulle aziende, con particolare attenzione alle startup e ai nuovi imprenditori. Al centro c’è l’approfondimento dei temi legati al digital marketing, sostenibilità ed ESG, digital payments e Internet of Things. L’attività è giovane ed è presto per fare un bilancio. «Se valutiamo anche l’esperienza di fondazione Golinelli, possiamo affermare che stiamo ottenendo un’ottima risposta. A volte però le nuove metodologie possono spaventare. Per questo è importante generare proposte che possano accompagnare sia l’insegnante che la classe in questo percorso», aggiunge.

Le piattaforme

Numerosi sono nel campo dell’EdTech i percorsi destinati alle aziende, un esempio è Improovo, piattaforma in cui aziende e formatori si incontrano.

A livello operativo, un’impresa che vuole realizzare un corso e cerca un esperto in materia apre un progetto sulla piattaforma. In seguito, i professionisti possono candidarsi come formatori, inviando una proposta. Infine, l’azienda sceglie la persona che ritiene più adatta.

Ma al centro dell’Edtech ci sono anche gli studenti. Un esempio è WeStudents, creata a fine 2018 per chi frequenta le scuole superiori. È un diario, libretto scolastico, registro elettronico, agenda, e nasce con l’obiettivo di ottimizzare l’interazione tra gli allievi e la scuola. Quasi una sorta di social network aperto a tutti gli istituti italiani, che garantisce una comunicazione semplice tra i compagni e consente di tenere facilmente sott’occhio la propria situazione scolastica e gli impegni. WeStudents, come anche Improovo, fa parte di Edtech Italia, ecosistema di imprese italiane che si pone come obiettivi l’educazione e la diffusione di competenze per il futuro.

Senza dimenticare la sfida della transizione ecologica. Con questo obiettivo è nata Geco For School, piattaforma per scuole superiori completamente dedicata ai temi della sostenibilità. Dal cibo alla mobilità green, dal turismo sostenibile alle energie rinnovabili, gli studenti hanno a disposizione un avatar per entrare in uno spazio virtuale e usufruire di contenuti e quiz interattivi. Inoltre hanno la possibilità di confrontarsi con altre scuole, incontrare università e approfondire progetti di aziende sostenibili presenti all’interno della piattaforma. Fare rete, appunto, è il valore aggiunto dell’education technology.

Di |2024-07-15T10:07:06+01:00Aprile 12th, 2023|Formazione, Innovazione, MF|0 Commenti