Tra medicina di prossimità e telemedicina, così cambia il lavoro dell’infermiere


Tutti noi sappiamo cosa fanno gli infermieri. O, quantomeno, pensiamo di saperlo. Negli ospedali li riconosciamo subito grazie alla loro divisa, solitamente bianca, blu o verde. Tuttavia, quella che sembra una professione ben delineata e identificabile, sta vivendo grosse trasformazioni al punto che, talvolta, gli stessi studenti di infermieristica, quando si avvicinano al mercato del lavoro, incontrano uno scenario più ampio e variegato rispetto a quello immaginato.

Questo accade soprattutto perché, in parte, la professione dell’infermiere sta ampliando le sue possibilità lavorative, oltre al tradizionale impiego ospedaliero, per muoversi verso ambienti differenti come ospedali di prossimità, case di cura territoriali, ADI integrate e strutture di assistenza per gli anziani, a causa soprattutto della maggiore diffusione di malattie croniche dovute all’invecchiamento della popolazione.

Un ulteriore fattore di evoluzione sono le nuove opportunità offerte dalla telemedicina.
Il sistema sanitario nazionale italiano sta cercando di adattarsi ai cambiamenti, ma il settore privato è in molti casi più pronto e capace di modificare rapidamente la propria offerta, attirando a sé una grande quota di lavoratori e lavoratrici. «Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un cambiamento demografico della popolazione e, di conseguenza, dei bisogni di salute», spiegano dall’Associazione Regionale Lombardia Infermieri (ARLI). «Quindi è necessario un modello organizzativo diverso da prima: si deve rafforzare l’assistenza sul territorio e investire sempre di più sulla figura professionale dell’infermiere, tenendo conto di tutte le sfaccettature di questo lavoro».
Molto spesso capita, però, che i corsi universitari non tengano il passo con le trasformazioni del settore. Per fare un esempio, le esperienze di tirocinio proposte durante i percorsi di laurea sono quasi interamente rivolte all’assistenza ospedaliera, escludendo quella territoriale ed extra ospedaliera: una situazione non più allineata con le attuali richieste del mercato del lavoro e i reali bisogni dei pazienti.

Le nuove professionalità

Nuove figure stanno quindi nascendo nel mondo infermieristico. Una delle più rilevanti è quella dell’infermiere di famiglia e di comunità, che supporta il medico di base nel rapporto con i pazienti e nella loro assistenza sanitaria. Si prevede che, in futuro, questa figura possa essere autorizzata anche a prescrivere medicinali ed esami, come già avviene nel Regno Unito.
«Come associazione abbiamo sostenuto la formazione di qualità dell’infermiere di famiglia attraverso sostegno ai corsi e master dedicati», racconta l’ARLI. Questa tipologia di infermiere si rivolge ad adulti e bambini e, agendo in un territorio ben specifico, può favorire l’integrazione sanitaria e sociale dei servizi. Dell’infermiere di famiglia si parla in Italia da diversi anni e l’importanza di questa figura è stata ribadita dal Decreto Rilancio del 2020 che ne ha definito in modo più esplicito i contorni.

C’è poi la figura dell’infermiere case manager che si occupa dell’assegnazione e del coordinamento dei servizi sociosanitari per i pazienti. Una sorta di “alleato dei pazienti”, che procura loro i servizi di cui necessitano, in un’ottica di ottimizzazione ed efficacia, avendo anche conoscenze di sanità digitale e telemedicina. «Questa figura è anche in grado di prendersi cura in modo completo di pazienti complessi, come coloro che sono affetti da due o più condizioni mediche di lungo termine, che per questo rischiano una frammentazione delle cure», spiegano dall’ARLI. Per questa professione esistono già corsi di formazione accademica postlaurea. L’università Bicocca di Milano è stata tra le prime ad avviare un master dedicato della durata di un anno.

Un’altra nuova figura che si sta affermando è quella dell’infermiere legale e forense, che supporta i pazienti o i tribunali negli aspetti legali, spesso nell’ambito di cause per mala sanità o violenze, avendo conoscenze sia infermieristiche sia giuridiche, grazie a un apposito percorso di studi specialistici. «Non è ancora molto sviluppata in Italia, ma dovrebbe essere più valorizzata come professione perché può assistere i colleghi in tutte le questioni legali e burocratiche, oltre che porsi come valido punto di riferimento per le vittime di stupri, violenze o altri abusi e per i pazienti che hanno dipendenze da alcool, droghe o farmaci. Può avere un ruolo importante anche nell’ambito dell’educazione e dell’informazione sanitaria», spiega l’ARLI.

I cambiamenti in corso

La vita media della popolazione si sta allungando e, quindi, mutano anche i bisogni dei pazienti. Secondo i dati Eurostat, nel 2022 l’Italia era il Paese dell’Unione Europea che registrava l’età media più elevata: 48 anni contro una media di 44,4. Stando all’Istat, nel 2022 il 24% della popolazione residente in Italia aveva più di 65 anni, mentre solo il 13% aveva meno di 15 anni.
Una popolazione più anziana e meno attiva è caratterizzata da un numero maggiore di malattie croniche e a bassa intensità di cure. Tuttavia, l’ospedale non è il posto adatto per occuparsi di questo genere di pazienti sul lungo periodo: essi, di conseguenza, vengono affidati alla medicina di territorio, che se ne prende cura tramite il medico e l’infermiere di famiglia, l’ospedale di prossimità, le residenze per anziani, le strutture mediche private e le cooperative.
L’ospedale di prossimità, ad esempio, è una struttura sanitaria pensata appositamente per chi è affetto da patologie croniche. Diversamente dall’ospedale a cui siamo abituati a pensare, conta un minor numero di medici e più figure infermieristiche e assistenziali, poiché ospita pazienti che hanno bisogno di servizi di cura e assistenza e – più raramente – di interventi medici specifici e complessi.
Oltre all’aspetto demografico, un altro elemento che ha fatto emergere con forza la centralità della medicina di prossimità è stata la pandemia da Covid-19. Essa ha reso evidente che, senza diffusi presidi territoriali capaci di agire da filtro sanitario tra popolazione e ospedali, il carico di lavoro su questi ultimi diventa non sostenibile, compromettendone l’efficacia e la capacità di risposta.

Nel nostro Paese, l’infermiere di famiglia, così come le altre nuove professionalità che si stanno affermando, sono ancora figure di nicchia e spesso poco note anche tra gli stessi infermieri, dato che molti non le considerano ancora come opzioni primarie nel loro cammino professionale. Tuttavia, saranno proprio le competenze infermieristiche extraospedaliere e legate alla dimensione territoriale a diventare sempre più centrali negli anni futuri, rappresentando nuovi interessanti sbocchi lavorativi per coloro che si approcciano a questo settore affascinante e in continua evoluzione.

Di |2024-07-15T10:07:12+01:00Settembre 20th, 2023|Formazione, futuro del lavoro, MF|0 Commenti