Letture infinite. Perché non possiamo smettere di leggere e di apprendere


Manager di Spindox, azienda ad alta innovazione recentemente quotata in Borsa, Paolo Costa è noto anche per aver lanciato il fenomeno virale della “twitterletteratura”.

Esperto di digital e apprendimento, ha pubblicato una serie di studi per l’editore Egea che hanno al centro il tema della lettura e del suo futuro.

In particolare #letteraturasenzafine. Il futuro del testo nell’era social e, da ultimo, Diluvio digitale. Storia e destini della lettura.

Il futuro del testo, nell’epoca digitale, incrocia algoritmi, lettura aumentata, podcast, e si trasforma di pari passo con il nostro modo di apprendere. Ma come? La fine della carta coincide con la fine della lettura? Oppure sia l’una (fine della carta), che l’altra (fine della lettura) sono profezie oramai prive di appeal?

Il cervello che legge

Osserva Paolo Costa che, nell’ultimo ventennio, «un nuovo modo di studiare i fenomeni cognitivi, ossia quelli che riguardano la conoscenza e l’apprendimento, in particolare umano, ha conosciuto un successo crescente».  Le neuroscienze cognitive hanno portato conoscenze inedite sul cervello, conoscenze rafforzate dal cosiddetto neuroimaging funzionale: un insieme di tecniche che hanno reso osservabile l’attività cerebrale.

Ne sono derivate consapevolezze nuove. Una riguarda il «cervello che legge». A ricordarlo è stata una decina di anni fa Maryanne Wolf, neuroscienziata che da tempo, nel Center for Reading and Language Research della Tuft University da lei diretto, studia il fenomeno della lettura e le sue «disfunzioni». L’invenzione della lettura, infatti, è relativamente recente nell’evoluzione umana. Ha comportato una parziale riorganizzazione del nostro modo di pensare, «mutando l’evoluzione intellettuale della nostra specie».

Da circa seimila anni, dunque, il cervello umano è, letteralmente, un cervello che legge. Ma la storia di questo cervello è destinata a mutare.

Anzi, sta già mutando, davanti ai nostri occhi e, soprattutto, sotto falangi e polpastrelli delle nostre dita che incessantemente battono su una tastiera di plastica. Mettere a rischio la lettura significa compromettere sul lungo termine non solo l’apprendimento, ma la stessa plasticità del «cervello che legge».

Poche attività, infatti, «riflettono meglio della lettura la sbalorditiva capacità del cervello umano di riorganizzarsi per apprendere una nuova funzione intellettiva». Per questo è importante, soprattutto ora che se ne colgono segni di cambiamento, osservare la lettura e il «cervello che legge».

La lettura: tra cognizione ed emozione

Nel caso della lettura proprio le tecniche di neuroimaging permettono di trarre alcune interessanti riflessioni. La prima considerazione, spiega Costa, «riguarda il fatto che le regioni del nostro cervello coinvolte durante la lettura sono numerose, e ciò sembra confermare che la lettura costituisce un’attività particolarmente sofisticata dal punto di vista neurale«. In secondo luogo, prosegue, «possiamo osservare che gli eventi cerebrali attivati dalla lettura si dispongono in una sequenza temporale, anche se molto breve».

Parliamo cioè di un processo – la lettura, appunto – «nell’ambito del quale nel nostro cervello accadono cose diverse in momenti diversi. Detto altrimenti, la lettura è una funzione complessa che si articola in una serie di sotto funzioni, ciascuna presidiata da una o più regioni cerebrali».

Ma queste attività cerebrali, osserva Costa, sono al tempo stesso legate tanto agli ambiti della cognizione, quanto a quelli dell’emozione.

La sfida dell’attenzione

Un esempio, valido sia per la lettura in senso stretto (un libro), sia per la lettura su schermo (quando guardiamo una serie tv). «Quando osserviamo dei personaggi che si muovono all’interno di un universo narrativo sviluppiamo empatia, cioè ci mettiamo nei panni dei personaggi proprio come se fossero reali».

Proprio questa scoperta «ci autorizza a formulare due congetture: da un lato sembra fornire una base neuroscientifica all’idea che le immagini agiscano in noi con una potenza superiore alle parole». Del resto, «quando leggiamo non possiamo fare a meno di “vedere” ciò che leggiamo».

Dall’altro lato, suggerisce Costa,  non possiamo dubitare della «possibilità che lo stesso meccanismo si realizzi anche quando ci immergiamo nell’universo narrativo di un libro. Leggere un testo letterario, in definitiva, attiverebbe le nostre competenze emotive non meno di quelle cognitive».

Proprio la consapevolezza che emozione e cognizione siano strettamente legati nel meccanismo evolutivo della lettura rende questa pratica un vero e proprio valore aggiunto da promuovere e “tutelare”.

In particolare, osserva ancora Costa sulla scia di Wolf, la lettura proprio perché attiva una serie di processi neurocognitivi altamente complessi ha bisogno di un antecedente: l’attenzione. 

Il sovraccarico informativo e la difficoltà di dedicarsi ad attività di «lettura profonda» possono mettere a rischio il cervello che legge? Si chiede Costa: «è possibile scongiurare l’atrofizzazione delle funzioni cerebrali? È plausibile cioè immaginare un cervello che si alleni a gestire il nuovo contesto informativo, post-tipografico e digitalizzato, ma allo stesso tempo non perda la capacità di svolgere “antichi” compiti»?

 

Uscire dall’information overload

Spiega Costa: «Se il circuito cerebrale della lettura è malleabile, ossia influenzato da ciò che leggiamo, da come leggiamo e dal modo in cui siamo educati a leggere, allora proprio l’educazione diventa uno dei fattori fondamentali per modificare il comportamento del cervello che legge». L’obiettivo è «creare lettori capaci di transitare con flessibilità da un codice all’altro (dall’analogico al digitale, e viceversa), sfruttando il meglio di entrambi».

Del resto, già nel 2015 uno degli studi più estensivi sull’uso delle tecnologie digitali nelle scuole, realizzato dall’OCSE sulla base dei risultati di PISA 201225, evidenziava un fatto significativo: «non è possibile per gli studenti eccellere nella lettura online senza essere in grado di comprendere anche i testi stampati».

Non a caso, i Paesi che mostrano i migliori risultati nella valutazione PISA sulla lettura online sono Singapore, Corea, Hong Kong-Cina, Giappone, Canada e Shanghai-Cina, ossia gli stessi che hanno evidenziato i migliori risultati anche nel test di lettura su supporto cartaceo. Il futuro della lettura, si potrebbe concludere, è già qui.

Di |2024-07-15T10:06:39+01:00Novembre 26th, 2021|Formazione, Innovazione, MF|0 Commenti