La neoministra del Lavoro Calderone e le prime decisioni nella Legge di Bilancio


Nata a Bonorva, in provincia di Sassari, e laureata in Economia aziendale all’Università di Cagliari, Marina Elvira Calderone è consulente del lavoro da 28 anni e presidente dell’Ordine dei consulenti dal 2005. Profonda conoscitrice del mercato del lavoro, la nuova Ministra del Lavoro del Governo guidato da Giorgia Meloni è un tecnico ma al contempo è un ministro “di settore”, come l’aveva definita la presidente del Consiglio. È inoltre portavoce del Comitato economico e sociale europeo e dal 2006 presiede il club europeo delle professioni giuslavoristiche.

Nella sua lunga carriera, si è occupata della gestione delle relazioni industriali e sindacali, oltre che dell’amministrazione del personale, in aziende di medie e grandi dimensioni di diversi settori. Curando diverse crisi aziendali, dalle grandi società private alle partecipate pubbliche. È stata membro del consiglio d’amministrazione di numerose società, tra cui Leonardo, il colosso italiano del settore dell’alta tecnologia.

Una conoscenza che ora sarà preziosa per la gestione di una stagione molto “calda” per le aziende e i lavoratori italiani, alle prese con l’impennata dei prezzi dell’energia.

Calderone si è trovata ad affrontare il suo primo vero banco di prova, in qualità di Ministra, con la Legge di Bilancio del 2023. La manovra economica da 35 miliardi, approvata dal Governo Meloni il 21 novembre, indica già la direzione che prenderà il Paese in ambito economico, specie per quanto riguarda il mondo del lavoro.

Le prime decisioni sulle pensioni

La riforma pensionistica complessiva, causa tempi stretti, è per forza di cose rimandata. «Per fare delle riforme di sistema non solo ci vuole il tempo, ma ci vogliono anche la condivisione, il dialogo e il confronto con i soggetti», ha dichiarato la Ministra nella conferenza stampa di presentazione della manovra. Nell’attesa, viene rimodulata la formula pensionistica per il 2023 con la cosiddetta “quota 103”, concepita come una norma-ponte valida solo per quest’anno: per andare in pensione anticipata si dovranno possedere almeno 41 anni di contributi e 62 di età anagrafica. Novità di questa modalità è il tetto di reddito che si potrà incassare, che è pari a 2.627 euro lordi. In questo modo la platea potenziale di coloro che potrebbero andare in pensione con Quota 103 si restringe a 48mila lavoratori.

Un punto su cui da tempo insisteva la Ministra, e che ha trovato applicazione nella finanziaria, è il rinnovo di Opzione Donna e Ape Sociale. Due trattamenti pensionistici che caratterizzano in maniera identitaria la manovra del Governo, sempre attenta all’ambito familiare. La grossa novità è il fatto che il prepensionamento delle donne verrebbe legato alla maternità: potranno usufruirne a 58 anni solo le madri con due o più figli, a 59 anni quelle con un figlio e solamente a 60 tutte le altre. Su quest’ultimo aspetto, tuttavia, il Governo sembrerebbe esserci la possibilità che il Governo faccia marcia-indietro, ufficialmente per una questione di risorse (ma ci sarebbero dubbi sul principio di uguaglianza).

Taglio al cuneo fiscale 

Tra le urgenze, per Calderone, ci sono «il recupero del potere d’acquisto delle retribuzioni dei lavoratori, le bollette, l’uscita pensionistica per evitare lo scalone previdenziale del 2023 che può comprimere la dinamicità di un mercato del lavoro che ha già le sue criticità». In questa direzione va la riduzione del cuneo fiscale per i redditi bassi. La misura pesa per 4,185 miliardi e prevede l’esonero contributivo del 2 per cento per i redditi fino a 35mila euro e del 3 per cento per i redditi fino a 20mila euro. Cambia anche l’aliquota dei premi produttività: al 5 per cento per quelli fino a 3.000 euro.

Nella concezione della Ministra, poi, il pacchetto agevolazioni e decontribuzioni stanziato dalla manovra dovrebbe favorire le assunzioni a tempo indeterminato di giovani under 36, donne, categorie svantaggiate e percettori del reddito di cittadinanza.

Reddito di cittadinanza e politiche attive

Il reddito di cittadinanza è stato uno dei temi maggiormente discussi nella manovra. Calderone, in linea con il Governo, aveva sempre espresso l’idea di voler modificare il sussidio approvato nel 2019 dal governo Conte Uno.

In più occasioni, Calderone ha sostenuto che il sussidio non va abolito, ma rimodulato per lasciarlo come strumento di protezione sociale, separandolo dalla “seconda gamba” delle politiche attive del lavoro. La sfida sarà rilanciare proprio le politiche attive del lavoro, utilizzando anche i 4,9 miliardi in arrivo con il PNRR e il programma React Eu.

Il disegno di Legge di Bilancio, per il momento, prevede che, dal primo gennaio 2024, il reddito di cittadinanza verrà abrogato per essere sostituito con un’altra misura. Nel 2023, intanto, il beneficio sarà gradualmente cancellato per i cosiddetti “occupabili”, ovvero coloro che possono lavorare, individuati in base all’età e ai carichi familiari. Devono avere tra 18 e 59 anni d’età e non avere in famiglia disabili, minori o anziani over 60.

Nel 2023 gli occupabili potranno avere il sussidio per non più di otto mesi e dovranno partecipare per almeno sei mesi a un corso di formazione o riqualificazione, pena la perdita dell’assegno. Ma per farlo, la Ministra dovrà mettere mano alle politiche attive del lavoro e al potenziamento dei centri per l’impiego, appunto.

I percettori dell’assegno che non sono abili al lavoro continueranno invece a ricevere la prestazione fino alla fine del 2023, poi, dal 2024, saranno assistiti con una nuova forma di sussidio ancora da definire, dedicata esclusivamente a chi vive in condizione di indigenza. Anche su questo aspetto la Ministra ha ribadito che si dovrà aspettare per una riforma più strutturata: «I tempi per la realizzazione della manovra non ci consentivano di poter mettere in campo una riforma complessiva di tutti gli interventi a sostegno della povertà».

Il ritorno dei voucher

Una delle decisioni molto discusse è il ritorno dei voucher, cancellati nel 2017 dal governo Gentiloni dopo molte polemiche. La Ministra si era detta già in passato favorevole a questa forma di retribuzione: «Il voucher può essere un’opportunità, non guardiamolo solo come uno strumento che potrebbe essere utilizzato in modo improprio». Secondo la Calderone, il sistema è finalizzato a rispondere alle esigenze delle prestazioni a carattere eccezionale, che non possono essere inquadrate nelle tipologie contrattuali di lavoro dipendente. L’obiettivo è quello di avere «uno strumento utile per regolarizzare il lavoro stagionale e quello occasionale da accompagnare a controlli molto rigidi».

Meno burocrazia 

Anche dopo la Legge di Bilancio, a Marina Calderone rimane ancora molto da fare per le politiche del lavoro più strutturali.

Un’altra priorità, più volte ribadita da Calderone, è la semplificazione degli oneri burocratici che gravano sui datori di lavoro. La Ministra ha criticato il cosiddetto decreto Trasparenza voluto dal suo predecessore Andrea Orlando, che ha provocato un appesantimento degli adempimenti con le proteste di molte associazioni di categoria. In una lettera inviata al Ministro Orlando, Calderone aveva chiesto la revisione del decreto perché «crea le condizioni per un enorme aggravio di oneri burocratici nella gestione dei rapporti di lavoro».

La strada è ancora lunga per riformare il mercato del lavoro italiano.

Di |2024-07-15T10:07:01+01:00Dicembre 5th, 2022|futuro del lavoro, Human Capital, MF|0 Commenti