Dalla formazione al team building, il metaverso irrompe nel lavoro


Il mondo del lavoro è già cambiato in maniera sostanziale da quando ha fatto irruzione la pandemia da Covid-19. L’organizzazione è sempre più ibrida, in tanti lavorano a distanza e sono sempre di più le riunioni, i colloqui conoscitivi e i confronti che avvengono in forma virtuale, sulle piattaforme più disparate. Ma se la realtà fosse destinata a cambiare ancora? Il prossimo passo si chiama “metaverso”. Un concetto introdotto per la prima volta da Mark Zuckerberg solo un anno fa, ma che sta già entrando a far parte delle nostre routine aziendali.

Attraverso la realtà replicata del metaverso, potrebbero essere introdotte infatti forme sempre più immersive di collaborazione e formazione a distanza. Le tecnologie immersive XR (extended reality), di virtual reality (VR) e augmented reality (AR) possono simulare la realtà tridimensionalmente, con l’obiettivo di ricreare emozioni sempre più identiche a quelle vissute tramite esperienze fisiche. Possedere un avatar, per giunta, potrebbe fornire anche una soluzione alle problematiche di disconnessione e isolamento dei lavoratori, tipiche del lavoro a distanza.


Le applicazioni

Lo scorso ottobre, il CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha svelato il primo visore pensato apposta per il metaverso. Si chiama Meta Quest Pro, non necessita di un computer esterno, avendo già tutto il necessario per funzionare in maniera indipendente, e si annuncia come una rivoluzione nel mondo del lavoro.

Ma non ci sono solo le big Tech a puntare sul metaverso. AnotheReality, una società specializzata nello sviluppo di soluzioni XR per le aziende, ha già organizzato un summit a Milano interamente in forma ibrida. Da questo incontro è emerso che, sfruttando la realtà aumentata e virtuale, anche la formazione a distanza sarà più efficace.

E a questo proposito grandi aziende e business school ora puntano anche a misurare l’impatto della realtà tridimensionale sullo sviluppo di nuove competenze. Ricerche sul campo dimostrano infatti una maggiore attenzione visiva, addirittura doppia, rispetto alle semplici videocall. Attraverso il metaverso, si possono quindi allenare le competenze tecniche, come quelle inerenti alla sicurezza, ma anche le soft skill. 

Un esempio arriva da Terna, il più grande operatore di reti per la trasmissione di energia elettrica in Europa, che sta realizzando un piano di digitalizzazione utilizzando tool per l’assistenza da remoto e il monitoraggio dei cantieri. E sul piano del training tecnico, di recente ha realizzato con AnotheReality un ambiente virtuale per la scalata al traliccio, in modo da preparare opportunamente gli operatori a salire a 40 metri di altezza.

Attraverso il metaverso, anche le occasioni per il team building aziendale possono essere moltiplicate, unendo lavoratori da diverse parti del mondo. Cosa che diverse multinazionali stanno già facendo.

Ci sono poi i vantaggi per i nuovi assunti, il cosiddetto onboarding, i primi giorni di lavoro di un nuovo dipendente. Il momento in cui i nuovi arrivati conoscono i colleghi, vengono loro spiegate le regole principali e si entra ufficialmente nel clima aziendale. Tutto questo, per uno smart worker, sembra un sogno irrealizzabile. Non se si fa ricorso al metaverso. Come è accaduto in Accenture durante la pandemia. In quella fase di distanziamento sociale, la multinazionale di consulenza e tecnologia ha assunto 120mila persone aiutandosi con il proprio metaverso privato. Utilizzando i Caschi Oculus Quest 2 e l’ambiente Microsoft Ignite, è riuscita a replicare il clima aziendale per i nuovi arrivati. I risultati magari non saranno stati uguali alle strette di mano in presenza, ma sicuramente migliori di quelli di una call di Zoom.

La formula è replicabile. Si potrebbe infatti pensare  a un primo approccio digitale ricreando l’ambiente aziendale nel quale l’avatar del nuovo assunto può visitare i diversi spazi, scaricare materiale utile e ricevere tutte le necessarie informazioni preliminari. Per poi fare le conoscenze dirette una volta arrivato in azienda.

E poi c’è chi sta immaginando la creazione di veri e propri uffici adatti al metaverso. Phygiwork, società che fornisce uffici in affitto flessibili e attrezzati a Roma, sta trasformando una parte dei suoi locali in spazi di metaverso. «Si tratterà, in pratica, di allestire una simulation room nella quale si potrà svolgere una riunione tra persone che sono in luoghi diversi, ma che potranno interagire attraverso i loro avatar proprio come se fossero fianco a fianco», ha spiegato il CEO Roberto Guida. «Questo grazie all’utilizzo di visori Oculus e a un’avanzata piattaforma digitale».

 

Il futuro

Secondo un’indagine di HR Link, il 51% degli HR Director italiani si dice favorevole all’organizzazione di un team building aziendale in spazi di realtà aumentata, l’80% riconosce l’utilità del metaverso per creare engagement e il 60% lo considera una esperienza che può diventare fondamentale nella attività di formazione.

Bisogna naturalmente fare attenzione a non eccedere nell’entusiasmo. È evidente che nell’arco di un decennio nessuno penserà più che la propria giornata possa essere scandita dall’ingresso in ufficio la mattina e dall’uscita la sera. Le rivoluzioni tecnologiche consentiranno a ciascuno di noi di svolgere più mansioni in una volta, di parcellizzare la nostra professione servendoci di un avatar, di seguire tanti progetti contemporaneamente, entrando e uscendo dall’ufficio. Ma non tutto potrà essere spostato nel metaverso.

Emerge la necessità di formazione specifica relativa a come gestire il lavoro da remoto o in modalità ibrida, e per l’utilizzo di queste nuove tecnologie come il metaverso.

Lorenzo Cappannari, CEO di AnotheReality

Anche perché bisogna tenere conto di differenze generazionali notevoli. «C’è un generale interesse ed è mediamente consolidato che una soluzione simile funzionerebbe molto bene per le nuove leve e per la popolazione più giovane, mentre ci sono un po’ più di dubbi sulla resistenza che potrebbe essere posta inizialmente dalla popolazione più anziana. Emerge, infine, la necessità di formazione specifica relativa proprio a come gestire il lavoro da remoto o in modalità ibrida, e per l’utilizzo di queste tecnologie potenziali nuove come il metaverso», ha spiegato Lorenzo Cappannari, CEO di AnotheReality.

«Teniamo i piedi a terra», ha messo in guardia il CEO di Microsoft Satya Nadella nel corso di un’intervista nella rubrica “The New World of Work” della Harvard Business Review. Il metaverso «non può sostituire la compresenza fisica». Certo, potrebbe essere una nuova possibilità nell’organizzazione del lavoro «dalle e-mail alle chiamate audio, dalle riunioni video alle nuove riunioni immersive», ma senza eliminare «l’incontro fisico». Tutto questo «ci darà più opzioni e più flessibilità su come incrociare la connessione umana e la connettività».

Di |2024-06-14T07:37:26+01:00Dicembre 2nd, 2022|futuro del lavoro, Innovazione, MF|0 Commenti