Tutte le skill per dominare l’intelligenza artificiale


«Il futuro è qui. La rivoluzione dell’IA non si sta avvicinando: è già qui». Così scrivevano nel 2018 in un articolo per Forbes, i due leader di Accenture Paul Daugherty e James Wilson, autori dell’illuminante libro Human + Machine: Reimagining Work in the Age of AI (edito da Harvard Business Review Press). Basta guardarsi intorno per accorgersi della diffusione massiccia delle tecnologie d’intelligenza artificiale: dagli algoritmi di Facebook alle auto a guida autonoma di Elon Musk, dalle supply chain delle grandi industrie all’assistente vocale cui chiediamo informazioni sul meteo, dagli elettrodomestici collegati in Rete ai dispositivi wearable. L’IA sta già trasformando in modo radicale tutti i tradizionali processi di lavoro, rendendoli più fluidi e adattivi, e sta spingendo le aziende più lungimiranti a sviluppare nuove competenze, le fusion skill, in grado di fondere insieme il meglio delle caratteristiche umane e meccaniche. Per Daugherty e Wilson queste indispensabili abilità di fusione sono:

  1. Riumanizzare il tempo: le macchine intelligenti permettono alle persone di avere più tempo, un tempo di qualità;

  2. Normalizzazione responsabile: consapevolezza e comprensione delle collaborazioni uomo-macchina e delle loro implicazioni etiche e giuridiche;

  3. Integrazione del giudizio: il giudizio umano resterà sempre una componente chiave in qualsiasi processo automatizzato;

  4. Interrogazione intelligente: le macchine possono rispondere in modo efficace e veloce a richieste di natura complessa;

  5. Potenziamento automatico (basato sui bot): i bot permettono di migliorare le abilità umane

  6. Fusione olistica: capacità di proiettare le proprie competenze e conoscenze nel corpo di una macchina;

  7. Apprendistato reciproco: non è solo l’uomo a imparare dalle macchine, anche queste imparano dagli esseri umani;

  8. Reinvenzione incessante: capacità di reimmaginare il presente per prepararsi ai cambiamenti, anche quelli più repentini e imprevisti.

Per sfruttare appieno il potere dell'intelligenza artificiale, le aziende dovranno anche considerare nuovi ruoli dei dipendenti e stabilire nuovi tipi di rapporti di lavoro tra esseri umani e macchine, rivedendo dalle fondamenta il concetto stesso di lavoro. La partita per dominare il futuro si giocherà tutta su questa simbiosi uomo-macchina, imparando a coglierne rischi (non pochi) e opportunità (infinite).

Ed è dallo scenario, tutt’altro che futuristico, descritto dai due autori americani che ha preso il via il talk di PHYD dello scorso 15 marzo dal titolo “8 skill per dominare l’intelligenza artificiale. Protagonisti dell’evento, moderato da Pier Giorgio Bianchi, amministratore di Talents Venture, Laura Liguori, socia dello studio legale Portolano Cavallo, e Fabio Cassanelli, co-founder di Argo Business Solutions. Attraverso il racconto della loro esperienza professionale in ambito data protection e cyber security, i due ospiti ci spiegano se e in che modo è possibile conciliare lo sviluppo tecnologico con la protezione delle persone e dei loro diritti e quali tra le abilità di fusione saranno determinanti nel prossimo futuro.

Laura Liguori parla di una delle fusion skill più preziose e determinanti per il buon esito della relazione uomo-macchina, l’integrazione di giudizio. Lo fa, esponendo i meriti del GDPR, da molti contestato per la sua rigidità, con cui però l’Europa è riuscita a dotare i propri cittadini di strumenti preziosi atti a contrastare gli usi irresponsabili o discriminatori degli algoritmi. Tra tutti, ad esempio, cita il diritto di poter richiedere l’intervento umano anche in procedure completamente automatizzate, come l’accesso a una linea di credito o a un mutuo, impedendo così che la mancanza di contesto etico della macchina generi scelte viziate dal genere o dall’etnia, solo per riportare i bias decisionali più frequenti. «L’etica che diventa legge» è il punto nodale dell’intervento dell’avvocata, che cita a riguardo i principi della privacy by design e della privacy by default, entrambi presenti all’interno del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali. Due approcci fondamentali volti a tutelare la riservatezza delle persone fin dalla progettazione della tecnologia o del sistema, che usa un determinato dato, e solo per le finalità previste e per il tempo necessario alla sua elaborazione.

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[legacy-picture caption=”Fabio Cassanelli, co-founder di Argo Business Solutions” image=”54c85360-9c98-498e-905b-b8ed03c0e7d8″ align=””]

Fabio Cassanelli fotografa l’attuale situazione dell’Unione Europea, impegnata, da un lato, a preservare, attraverso leggi e regolamentazioni, la sicurezza dei propri cittadini e, dall’altro, a tenere il passo in materia d’intelligenza artificiale e sviluppo tecnologico di paesi come USA e Cina, sprovvisti di un riferimento giuridico solido alla stregua del GDPR. Per Cassanelli non abbiamo solo bisogno di strumenti giuridici, ma di risorse finanziarie e di competenze nuove in grado di consentire a tutti i Paesi dell’Unione di rispondere prontamente alle crisi e ai rischi sempre più alti di attacchi informatici a livello globale. E raccogliendo la provocazione distopica lanciata nel corso dell’ultimo World Economic Forum sull’eventualità di una futura pandemia digitale, sottolinea come l’unica valida risposta a una potenziale crisi dell’online sia avere consapevolezza delle possibili implicazioni per l’uomo, derivanti dall’uso di questi strumenti, e dotarsi di professionisti altamente specializzati in grado di lavorare in team che comprendono anche sistemi avanzati di IA.

Ma come fare se in Italia su oltre 5022 corsi di laurea magistrale, solo 9 sono dedicati alla cyber security? Questa è la domanda provocatoria di Pier Giorgio Bianchi. In un presente così mutevole e in un mercato del lavoro sempre più dinamico, il gap di competenze può davvero generare perdite considerevoli e non solo di natura economica. Per colmarlo, è necessario dotarsi dell’abilità di reinvenzione incessante, tra le otto citate probabilmente la più rivoluzionaria. La capacità cioè di reimmaginare costantemente il proprio presente, siano esse aziende, governi o persone, preparandosi meglio al futuro, un futuro in cui l’intelligenza artificiale sarà sempre più pervasiva.

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Come hanno scritto Daugherty e Wilson nell’articolo sopraccitato, la vera differenza tra vincitori e perdenti non sarà determinata dal fatto che un’organizzazione abbia implementato l’IA, ma da come l’ha fatto.

Per ascoltare il talk nella sua interezza e approfondire queste tematiche, è sufficiente registrarsi sul sito PHYD.

Di |2024-06-14T07:26:04+01:00Aprile 21st, 2021|futuro del lavoro, Innovazione, MF|0 Commenti