Scuola: la riforma che rafforza il sistema vincente degli ITS


I dati evidenziano una realtà incontrovertibile: l’80 per cento dei diplomati agli ITS trova lavoro entro l’anno e il 92 per cento in un’area attinente al suo percorso scolastico. «A dieci anni dalla sua nascita, il sistema degli Istituti Tecnici Superiori continua a dimostrare la sua piena efficacia in termini di occupazione», ha dichiarato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi. Agli ITS ha dedicato parole importanti anche il premier Mario Draghi nel suo primo discorso al Parlamento lo scorso febbraio. E non a caso proprio a questi istituti sono dedicate parte delle risorse del PNRR, il Programma Nazionale di Ripresa e Resilienza, destinando 1,5 miliardi di euro per il rilancio e il potenziamento.

 

I dati

Uno dei punti centrali del rapporto di Indire sugli ITS è il tasso di occupati a 12 mesi per ciascun’area, dove si evidenzia la crescita dei settori della Mobilità sostenibile (83 per cento) e delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione (82 per cento). In leggero calo nell’ultimo anno, invece, quello delle Nuove tecnologie per il Made in Italy, sceso al 79,8 per cento, nonostante i buoni risultati del settore meccanica e moda, leggermente calati negli ultimi 12 mesi ma comunque sopra l’80 per cento, e la crescita del sistema casa, giunto al 77,5 per cento.

Altra analisi importante dello studio è la tipologia di contratti stipulati: la maggior parte è stata soprattutto a tempo determinato o a lavoro autonomo in regime agevolato, e ha coinvolto poco più del 42 per cento degli occupati, mentre l’unica eccezione riguarda l’area delle Tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dove invece prevale l’apprendistato.

Oggi gli studenti degli Istituti Tecnici Superiori sono in maggioranza maschi (il 72,6 per cento), soprattutto nella fascia tra i 20 e 24 anni e i 18-19 anni, che insieme costituiscono più dell’80 per cento, e sono in possesso di un diploma di istruzione secondaria di secondo grado a indirizzo tecnico (il 59 per cento).

Inoltre, secondo il rapporto, negli ultimi anni sono leggermente aumentati gli iscritti provenienti soprattutto dagli istituti professionali, dove c’è stata una leggera crescita, mentre restano stabili quelli provenienti dal liceo (il 21 per cento).

Ad attenderli in classe i ragazzi trovano soprattutto professionisti provenienti dal mondo del lavoro, che rappresentano il 71 per cento dei docenti. La loro presenza non è il solo collegamento con le aziende, come dimostra la percentuale di imprese e associazioni di imprese tra i 2462 soggetti partner dell’ITS, ben il 44,6 per cento.

Ovviamente il cuore pulsante dell’attività didattica dell’ITS sono soprattutto i laboratori, che diventano un vero e proprio luogo dell’apprendimento pratico.

 

Le prospettive

Obiettivo dell’ITS è la creazione dei cosiddetti “knowledge worker”, i lavoratori della conoscenza. È questo quello che emerge dal quadro prospettato dalla ricerca, che evidenzia il ruolo fondamentale delle tecnologie. Il 55 per cento dei percorsi monitorati ha utilizzato le Tecnologie abilitanti 4.0 e l’84 per cento addirittura più di una.

Tra queste, ci sono la simulazione tra macchine interconnesse per ottimizzare i processi Simulation (47,3 per cento) e la gestione elevata di quantità di dati su sistemi aperti Cloud (46,4 per cento). Una buona base da cui iniziare, anche per evitare l’“accademizzazione” degli ITS. Anche per questo, all’interno del monitoraggio sono presenti alcuni suggerimenti su come sviluppare una possibile riforma.

A livello di sistema, dicono, è innanzitutto necessario incrementare il numero degli iscritti, e quindi dei diplomati, per rispondere al fabbisogno delle imprese. Poi serve garantire una certa stabilità nell’erogazione dei fondi e sostenere le imprese nell’erogazione delle borse di studio per i diplomati ITS, rafforzando il legame degli istituti con le aziende e con il territorio. Infine, secondo il rapporto, a livello infrastrutturale è necessario dotare gli ITS dei mezzi adeguati ai processi di innovazione tecnologica 4.0, mentre a livello organizzativo serve introdurre un modello di sviluppo interno in grado di interagire meglio con il territorio.

La riforma

«Senza innovare l’attuale organizzazione di queste scuole, rischiamo che quelle risorse vengano sprecate». Sin dall’esordio del suo governo, il premier Draghi aveva reso chiaro come fosse necessaria una riforma degli istituti tecnici, la cui approvazione sembra sempre più vicina.

Una riforma complessiva del Sistema ITS è prevista dal PNRR italiano approvato dalla Commissione europea. Gli obiettivi dichiarati sono: rafforzare il sistema degli ITS attraverso il potenziamento del modello organizzativo e didattico; integrare i percorsi con il sistema universitario delle lauree professionalizzanti; semplificare la governance per aumentare il numero di istituti e di iscritti; approvare misure per sviluppare e rafforzare le competenze STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematics), digitali e di innovazione, con l’obiettivo di incentivare le iscrizioni in particolare per le donne.

Quanto fissato dal PNRR ha dato un forte slancio ai lavori parlamentari, portando a un testo che unifica le sei proposte presentate sullo stesso tema alla Camera dei deputati. E a fine luglio Montecitorio ha licenziato il testo, ora all’esame del Senato.

Facendo fede alla definizione data dal Ministero dell’Istruzione come “scuole di eccellenza ad alta specializzazione tecnologica post diploma”, gli Istituti Tecnici Superiori diventano ITS Academy. Non cambia l’obiettivo, formare cioè tecnici superiori, ma cambiano le regole: è previsto l’introduzione di un sistema di accreditamento iniziale e periodico per accedere ai fondi pubblici, la strutturazione dei percorsi dell’ITS Academy in due livelli e la definizione di una nuova governance.

Per mantenere alto il livello di eccellenza, la riforma prevede che, se l’istituto riceverà per tre anni una valutazione negativa da parte del sistema di monitoraggio e valutazione, l’accreditamento iniziale, della durata di cinque anni, potrà essere revocato. Infine la selezione dei docenti, che andranno selezionati al 60 per cento tra i professionisti provenienti dal mondo del lavoro, mentre il 20 per cento dalle scuole del sistema nazionale di istruzione.

Per far decollare la riforma, è prevista l’istituzione nello stato di previsione del Ministero dell’Istruzione di un nuovo Fondo per l’istruzione e la formazione tecnica superiore, con una dotazione di 68 milioni di euro per il 2021 e di 48 milioni di euro annui dal 2022.

Di |2024-06-14T07:26:31+01:00Settembre 14th, 2021|Formazione, Human Capital, MF|0 Commenti