Startupper: un lavoro (anche) per mamme


Scegli: la famiglia o la carriera; è impossibile avere entrambe”. Questa è una frase che le donne si sono sentite dire spesso, specie negli ultimi anni, in cui molte hanno preso consapevolezza del fatto che nulla è loro precluso per natura, ma lo è solo per cultura.
Certe volte queste parole hanno avuto il suono del rimprovero (della serie “forget it, cioè dimenticalo, non ci pensare proprio”), altre quello dell’avvertimento (“guarda che non ce la farai”), altre ancora del suggerimento bonario (“te lo dico per esperienza, meglio se lasci stare”). In alcuni contesti, magari, gli ammonimenti non sono stati così espliciti, ma il messaggio è arrivato lo stesso, filtrato da modelli educativi, scolastici, familiari che hanno fatto credere alle donne di non essere fatte (qualcuno dice “di non essere portate”) per raggiungere una realizzazione professionale (qualunque sia il lavoro, dal trader, all’insegnante) essendo anche mamma. Alcune hanno creduto cosi tanto di non potercela fare che si sono auto- sabotate. A priori. “Meglio non provarci nemmeno”.

 

Imparare a dire tanti NO

«All’inizio pensi di essere invincibile, inarrestabile, faresti di tutto per dimostrare a te e agli altri che è possibile avere un lavoro soddisfacente e una bella famiglia senza nessun problema», racconta Giulia D’Amato, fondatrice di Startup Geeks, community e incubatore online di startup.
«La realtà, però, è un po’ più complessa. La cosa che ad oggi ho trovato più difficile è stata proprio accettare di dover dire tanti “no”. No alla riunione del mattino perché mia figlia deve mangiare, no ad alcune interviste perché ha la febbre. Ho dovuto accettare di non poter essere sempre presente e disponibile al lavoro. All’inizio tutto questo è stato fonte di disagio, ma poi mi sono concentrata davvero sull’essenziale e tutti quei no sono diventati facili da dire, anzi, hanno dato più importanza ai sì».

Poi mi sono concentrata davvero sull’essenziale e tutti quei no sono diventati facili da dire, anzi, hanno dato più importanza ai sì.

Giulia D’Amato, fondatrice di Startup Geeks

 

Quante sono le mamme imprenditrici?

“Le imprenditrici in Italia, stando ai dati dell’Istat del 2018, sono solo il 32,7% e non esiste un dato che possa quantificare quante di loro sono mamme”, osserva ancora D’Amato. “Non è un mistero che la maternità sul luogo di lavoro sia ancora percepita, in alcuni contesti, in modo non positivo. Ma se l’idea di business ha un mercato, non deve essere la maternità a fermare una donna dal poterla sviluppare”.

Nella fascia d’età 25-54 anni risulta occupato l’83,6% degli uomini e il 72,1% delle donne, ma è in presenza di almeno un figlio che le percentuali iniziano a cambiare sensibilmente. A testimoniarlo è il rapporto “Le Equilibriste: la maternità in Italia 2020” realizzato da Save The Children secondo il quale, nel secondo caso, a risultare occupato tra i padri è l’89,3%, quasi 9 su 10, mentre il tasso di occupazione delle madri si ferma al 57%, poco più della metà. Dati che dimostrano quanto sia ancora complesso in Italia, nel 2022, essere madri e avere una posizione lavorativa stabile.

Come fare?

“Tutto sta in una buona organizzazione, nella scelta di persone fidate nel team e nel creare un ambiente di rispetto e stima: ingredienti necessari per chi vuole essere imprenditrice e mamma a tempo pieno”, spiega Giulia D’Amato.

Startup Geeks ha cercato di mostrare come tante mamme, grazie alla loro forza, determinazione e al confronto con altre donne simili a loro, siano riuscite ad andare oltre il pensiero collettivo e a coniugare famiglia e lavoro.

Alcune delle loro storie

La storia di Serena Mauri e Silvia Colombo

Serena Mauri e Silvia Colombo, fondatrici di WiZmyPARTY, una startup dedicata al mondo e all’organizzazione di eventi privati, prima di fare il grande passo lavorano insieme nello stesso luogo. Una volta diventate mamme, alla richiesta di maggiore flessibilità e di lavorare da casa quando possibile, la risposta del management è stata: “Questo non è un lavoro per mamme: se un cliente vi chiama a casa e sente la bambina piangere è un problema”. Così la decisione di riprendere un vecchio sogno nel cassetto e farlo diventare realtà: licenziarsi e aprire una startup in cui fare riunioni da casa con clienti o fornitori non sarebbe stato un problema se anche se si fosse sentito il pianto di un bambino.
WiZmyPARTY è stata ufficialmente costituita a dicembre 2021 ed è in fase di sviluppo della piattaforma proprietaria. Sono già più di 100 i professionisti che hanno scelto WiZmyPARTY, che ha già avviato a sua volta partnership anche con realtà operanti in settori complementari, con l’obiettivo di offrire un servizio il più completo possibile ai propri clienti. Per i primi mesi del 2022, è prevista l’uscita della prima “WiZZYBox” sviluppata in collaborazione con alcuni professionisti del settore degli eventi privati.

 

“Ma non ti senti in colpa?”: la storia di Sara Plaga

Levante è la startup green tech che si occupa di pannelli fotovoltaici modulati, estendibili a origami e composti da materiali riciclati fondata da Sara Plaga e da suo marito Kim-Joar Myklebust. Insieme si sono dedicati al progetto, mentre crescevano una figlia di un anno e mezzo e aspettavano la seconda in arrivo. Durante l’esperienza di Sara come startupper, spesso il senso di colpa si è manifestato: è da egoisti togliere del tempo al proprio ruolo di madre per lavorare al proprio progetto imprenditoriale? La risposta Sara l’ha trovata proprio nei momenti più neri del suo percorso imprenditoriale perché, per quanto fossero difficili, la rendevano comunque felice e appagata come donna.

Levante è stata selezionata – tra 200 startup candidate – come partecipante al programma di accelerazione green tech di CDP e LVenture e si è qualificata tra le 12 finaliste del round South Europe della competizione globale per startup Shelovestech 2021, la più grande competizione di startup al mondo per donne e tecnologia. Oltre a questo, la startup è stata selezionata tra i vincitori della call W4RES per WOMEN-LED PROJECTS, un progetto finanziato dall’UE che mira al coinvolgimento delle donne nel sostenere e accelerare l’adozione da parte del mercato delle fonti di energia rinnovabili per il riscaldamento e il raffreddamento. A livello italiano, Levante ha scelto di depositare il proprio brevetto, che è stato successivamente esteso a livello internazionale.

 

“I bambini hanno bisogno della mamma”: la storia di Olga Puccioni

Secondo Olga Puccioni, CEO e fondatrice di Optimens, startup che opera nel settore delle neuroscienze cognitive e che ha come obiettivo lo sviluppo di soluzioni per contrastare l’impatto del declino cognitivo legato all’invecchiamento, è importante sottolineare che il resto della famiglia fornisce un prezioso supporto, ma non una gentile concessione a svolgere l’attività imprenditoriale.
“Nella mia famiglia, infatti, non mi sento ‘aiutata’ da mio marito: piuttosto, io e lui ci dividiamo i compiti familiari, che nel complesso sono miei come suoi, in modo che essi non pesino troppo sulle nostre rispettive attività lavorative”, spiega Olga Puccioni. Secondo lei, ad esempio, sarebbe necessario sfatare il luogo comune secondo cui i bambini, di default, “cercano la mamma” quando invece ciò di cui hanno bisogno è cura, attenzione e relazioni, indipendentemente da quale sia il genitore che le offre. “Purtroppo, ancora oggi ci sono reazioni di ammirazione o, al contrario, di disaccordo, se capita che i bambini siano a casa con il papà quando la mamma è fuori città per lavoro. Mentre che avvenga il contrario non desta nessuna meraviglia.”

A dicembre 2021 Optimens è stata una delle startup vincitrici del contest GoBeyond, di Sisal e CVC Capital Partners, che supporta le iniziative con un alto potenziale innovativo nel trasformarsi in un progetto di valore. Olga e il suo team hanno ricevuto il premio dedicato all’imprenditoria femminile, promosso da Angels4Women, aggiudicandosi un percorso di accelerazione di Impact Hub Milano.

 

“Hai già tre figli, dove troverai il tempo per un progetto imprenditoriale?”: la storia di Simona Baseggio

Simona Baseggio è la CEO e founder di Lexup, startup in ambito legal tech, il cui obiettivo è, tramite una sola app, permettere agli attori del mondo legale di avere sempre a portata di mano tutti i codici, gli articoli e gli appunti aggiornati. Per Simona, scoprire le difficoltà dell’essere donna nel mondo dell’imprenditoria è stata una vera e propria epifania. Nel settore legale, è raro trovare donne che vogliano innovare il settore e proporre la loro idea. Simona inizialmente non ci faceva caso, ma le situazioni scomode nel corso dello sviluppo del suo progetto imprenditoriale sono state numerose e l’hanno costretta ad aprire gli occhi. “L’essere imprenditrice mi ha dato una grande occasione come mamma: penso che per i miei figli vedere che i propri genitori si sostengono a vicenda e lavorano duro per i propri progetti, sia un grande insegnamento per il futuro” aggiunge Simona.
Lexup ha raccolto oggi circa 500.000 euro tra equity e bandi a fondo perduto vinti.

 

Di |2024-06-12T12:34:48+01:00Aprile 25th, 2022|futuro del lavoro, Inclusione Sociale, MF|0 Commenti