CEO For One Month 2018-02-20T14:57:25+00:00

CEO for One Month 2018

Se avessi la possibilità di misurarti con altri 170.000 talenti a livello mondiale per vivere l’esperienza più avvincente della tua carriera, accetteresti la sfida?

Hai l’opportunità di metterti al timone di una squadra internazionale di oltre 33.000 colleghi in 60 Paesi nel mondo e dare una svolta al tuo percorso professionale. A una sola condizione: talento, ambizione, intraprendenza e determinazione non possono mancare.

CEO for One Month è il progetto che, all’interno dell’iniziativa internazionale WayToWork, coinvolge 47 Paesi nel mondo e permette a giovani talenti di affiancare per un mese gli Amministratori Delegati di The Adecco Group nei rispettivi Paesi di appartenenza. Uno di loro avrà l’opportunità unica di diventare Global CEO for One Month.

Il prossimo 29 maggio conosceremo il nome del giovane che a giugno affiancherà Andrea Malacrida, CEO The Adecco Group Italia, e avrà la possibilità di competere a livello internazionale tra agosto e settembre per un posto al fianco di Alain Dehaze, Global CEO The Adecco Group.

Empowering Talents

Crediamo che costruire le giuste condizioni per valorizzare al meglio il talento sia necessario per permettere al nostro Paese di crescere. In quest’ottica, The Adecco Group Italia si avvale della collaborazione di partner d’eccezione come Cariplo Factory, Microsoft, MIP Politecnico di Milano Graduate School of Business, Red Bull e Save The Duckche rivestiranno un ruolo fondamentale nel processo di selezione e successiva nomina del CEO1Month Italia 2018.

Adesso è il tuo turno: credi di essere abbastanza? Porta a bordo la tua “CEO Attitude” e lasciaci scoprire tutto il tuo talento. Hai tempo fino al 20 marzo!

CANDIDATI ORA

MARTA BASSO

CEO1MONTH ITALIA 2017

24 ANNI – VICENZA

Chi è Marta?

Genuina, immediata, un fiume in piena, le abbiamo rivolto qualche domanda per conoscerla meglio:

Ciao Marta, cosa credi abbia colpito di te?

L’essere spontanea e diretta.

Leggi l'intervista

Ti aspettavi questo successo?

Forse…

Essere diretti agevola nel mondo del lavoro?

Sì, ma con diplomazia, a patto che non si tratti solo di un cerimoniale. D’altronde, se uno non chiede, non avrà mai.

In quali altri contesti l’immediatezza e la genuinità ti sono state utili?

In tutti i contesti relazionali, dalla vita privata a quella accademica: facendo un bilancio a mio avviso è sempre più utile essere diretti, piuttosto che finti.

Ci sono state volte in cui hai indossato maschere?

Sì, a volte ho provato a tenere a bada il mio modo di essere, di contenermi, in alcuni contesti. Poi, grazie ad alcuni insegnanti, ho capito l’importanza di essere sempre se stessi, e sono ripartita senza freno a mano…

Qual è la tua ambizione professionale?

L’imprenditorialità. Che non vuol dire avere un’azienda mia per forza, ma fare qualcosa che mi appassioni. Non riuscirei a lavorare in un contesto che non mi appassiona, e non credo sia possibile esprimere potenzialità in un contesto in cui non ci si sente coinvolti pienamente.

Cosa significa imprenditorialità per te?

Significa costruire, volersi mettere in gioco, voler imparare, essere umili. Il fine ultimo, che non è un obiettivo ma una tappa del mio percorso, e che già un po’ credo di riuscire a fare, è essere d’aiuto agli altri. Per me è molto importante aiutare a comprendere che il cambiamento non è sempre negativo, che occorre avere consapevolezza di sé, e che la genuinità è uno strumento molto importante.

Quali sono le esperienze che ti hanno fatto crescere di più nella vita?

Nell’estate 2013 ho lavorato in Perù occupandomi di business development. Quest’esperienza mi ha cambiato la vita, è stata formativa socialmente, professionalmente e personalmente. Ho scoperto un mondo difficile, duro, diverso, e sono diventata più indipendente ma soprattutto più consapevole di cose che prima a malapena conoscevo.

Qual è la tua passione più grande?

Il calcio e il basket. Da un anno alleno anche una squadra di bambini nella società vicentina in cui sono cresciuta. I bambini sono fonte costante di discussione, ispirazione, esperimenti e sfide e questa esperienza mi permette di testare le mie capacità di motivare un gruppo, ma anche di consolare.

Sei anche una startupper… Ci racconti qualcosa?

Ho fondato una start up che si occupa di smart mobility quando ero a studiare a Londra, insieme ad altri tre italiani. Là, grazie al contesto accademico e all’atmosfera che si respira, ho capito che è possibile rimboccarsi le maniche e fare qualcosa da sé. D’altronde l’ambiente del master e l’atteggiamento da mentori dei docenti ci hanno stimolato ad avviare questo progetto.

Di cosa hai paura?

Aspetta, ci devo pensare un attimo… Direi che sono due le mie paure: una è che il mio modo di fare e di essere venga interpretato come “costruito”; e poi il fatto di non riuscire a far emergere, nel lavoro o magari in futuro da figli che avrò, le leve giuste nelle persone perché si sentano stimolate e possano crescere. È una paura che ho sempre avuto, quella di non poter dare un contributo positivo.

È importante lasciare il segno per te?

Sì, molto. Non nel senso di diventare famosa, ma di lasciare un’impronta in qualcuno o su qualcosa.

Cosa fai nel weekend per divertirti?

Oltre a incontrare gli amici durante l’aperitivo, che in Veneto come si sa è una tradizione, in generale sono una sportiva: ho fatto nuoto fino a 10 anni e basket fino a 14, vado quotidianamente in palestra e mi piace andare allo stadio o seguire il calcio in tv o al pub. Mi piace rilassarmi in spa e, dimenticavo, sto frequentando anche il corso per diventare sommelier…

Che sogni hai per il futuro?

Vorrei comprare la mia squadra del cuore, il Vicenza calcio: ho persino un tatuaggio della squadra, sulla caviglia. E mi piacerebbe partire per un road trip coast to coast negli Stati Uniti con le amiche.

Il tuo motto?

Ho un hashtag che uso spesso #StopWhining, ovvero: smettere di lamentarsi e iniziare ad agire. Agire e provare è la vittoria. Il percorso stesso è la vittoria. L’importante è saperselo godere e celebrare i micro successi.

Cosa ti aspetti da questo mese?

Imparare tantissimo e assorbire come una spugna.

ED BROADHEAD

GLOBAL CEO1MONTH 2017

23 ANNI – CAMBRIDGE (UK)

“Se non chiedi,
la risposta sarà sempre no”

Questo il motto del talentuoso Ed, il 23enne inglese vincitore a livello globale dell’edizione 2017 di CEO for One Month. Il giovane ingegnere, con un master all’Università di Cambridge e una passione per rugby e vela, si è aggiudicato la finalissima di Parigi sbaragliando la concorrenza di altre 117.571 candidature.

Un mese intenso ad attenderlo, visitando 13 Paesi in 4 continenti diversi al fianco di Alain Dehaze dal 20 settembre al 20 ottobre. Ora è a tutti gli effetti parte della nostra famiglia come Head of Data Analytics di The Adecco Group.

Rivivi il successo delle passate edizioni

Bootcamp 2016

Bootcamp 2015

Guarda cosa sta succedendo

The Adecco Group con Microsoft per il futuro del lavoro

Il futuro del lavoro è da sempre una nostra priorità, che ci impegna a trovare le soluzioni più appropriate...

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